1995 Salsomaggiore / Testi – racconti …e note

32_beatoMINConvegno nazionale / Salsomaggiore 1995

Interventi


 

 

1. BENE, MONSIGNORE. E LEI ?
Un seminarista ritorna dalle vacanze. Si reca a salutare il rettore. Dopo alcune domande questo gli chiede: “…e come va la purezza?”. “Bene, Monsignore. E lei?”. (Dal seminario di Treviso)

 

2. A NOI NON HA DETTO NIENTE NESSUNO
Francesco, convertito, tutto felice ed emozionato, vestito di sacco, si presenta ai poveri ai quali dice: “Cari poveri! Mi sono convertito a Dio e Dio mi ha detto “Vai dai poveri e sii povero come loro!”. Una voce si alza dai poveri e dice: “A noi non ha detto niente nessuno..”. (Da Altan)

 

3. NEL PORTO Dl CHIOGGIA
Arriva una nave dalla Corea. È già accostata alla banchina. Un marinaio è sulla poppa, già pronto a lanciare la corda per l’ormeggio. Sulla banchina un chioggiotto gli grida: “Butta la corda!”. Il coreano non capisce. Il chioggiotto grida: “Sprächen Sie Deutsch?.” Niente. Ritenta: “Parlez-vous français?” Niente.

Ritenta: “Do you speak english?” Il coreano si illumina di un sorriso e dice: “Oh yes!” E il chioggiotto: “E butta la corda allora!”. (Racconto da Chioggia)

 

4. CROCIFISSE O SEDUTE?
(Racconto veneto. “Voaltre chi sio?” vuol dire “Voi chi siete?”. “Mi me par che se sentade” vuol dire “A me sembra che siate sedute”.)
Un anziano contadino sale in treno. Entra in uno scompartimento e lo trova interamente occupato da due suore con i loro ampi vestiti, pacchi ecc. Chiede: “E voaltre chi sio?” Una risponde: “Noi siamo delle Suore Crocifisse della Madonna Addolorata delle Sette Spade”. E l’altro: “Crocifisse? Mi me par che se sentade”.

 

5. DA CONFUCIO
Fu richiesto al Maestro se fosse meglio dedicarsi alle concubine o cercare le vie della saggezza. Con stupore di tutti il Maestro rispose pronto: “Dedicarsi alle concubine”. Spiegò, quindi: “Dopo le concubine, la via della saggezza sarà aperta”.

Alcuni giorni dopo incontrando i discepoli disse: “Poco fa ho giaciuto con una ragazza. Le ho domandato che cosa pensasse del governo del principe Ciù. Mi ha risposto: «Dovrebbe dedicarsi di più alle sue concubine invece di concentrarsi sugli affari dello Stato, perché il suo costante occuparsene è disastroso per il popolo»”. (Confucio, I Dialoghi, VI-V sec. a.C.)

 

6. IMPIEGATI O INNAMORATI?
Pretendere che gli ecclesiastici abbiano fede è come pretendere che tutti gli impiegati postali siano filatelici. (Musil, L’uomo senza qualità, Einaudi.)

 

7. NESSUNO L’AVEVA AVVISATO
Alle nozze di Cana, dopo un po’ di tempo che l’acqua era stata trasformata in vino e tutti erano felici e contenti, ci si accorse che il padre della sposa stava ancora sbattendo la testa sul muro, disperato. Era avvenuto che nessuno l’aveva avvisato del miracolo. (Dario Fo, Mistero Buffo)

Note

L’esperienza dei PO non è una nuova pastorale, non tanto per l’esigua quantità del fenomeno ma perché riguarda, più che la salute di una società come la Chiesa, la sua malattia. È un sintomo, come i brufoli. Questi si possono schiacciare o nascondere con vari maquillages; come si può buttar via il termometro: resta la malattia e la febbre.
I PO sono inutili per un organismo che si crede sano; e sono assurdi perché, spesso senza volerlo e saperlo, tentano di vivere l’esperienza di una contraddizione che dovrebbe essere normale per discepoli dell’Uomo Contraddittorio.
La società-chiesa né sa né vuole vivere questa coscienza che la vita cristiana è contraddizione e tentativo di viverla. È una malattia negata e i PO, come altre esperienze, sono sintomi sgradevoli, termometri da buttar via, una fra le mille inutilità che finiscono nella discarica dei “non-credenti”.
I racconti e i testi riportati tentano, in un modo concreto e leggero, di entrare in queste contraddizioni, riportando l’esperienza dei PO, tolta ad ogni idea di modello, alla sua preziosità personale e ad un qualche significato, per quanto utopico, per la società complessiva.

 

Nota al numero 1 – E LEI?
Una vera classe dirigente non deve solo fare domande ma anche riceverne. Oggi c’è una polarizzazione che ha da una parte capi continuamente domandanti e chiacchieranti e il cui privato è avvolto nel mistero; e un vario gregge di ‘battimanisti’, muti e disobbedienti. È una società bloccata. Come deve vivere un testimone per ‘ricevere domande su di sé’?

 

Nota al numero 2 – A NOI NON HA DETTO NIENTE NESSUNO.
C’è un esibizionismo nel voler condividere situazioni assumendole in modo verbale e togliendole ai soggetti originari. La Bibbia diventa ‘antico testamento’ e i salmi (libro spesso di sventura da lasciare agli sventurati) delle preghiere di abitudine e in fondo digestive. Come può un testimone scendere al fondo delle sue povertà nascoste e negate, per esempio, la libertà di scelta e di parola che gli manca, il suo silenzio sessuale, il suo essere un pericolo per la libertà degli altri, la sua confusione tra privato e comunitario?

 

Nota al numero 3 – NEL PORTO DI CHIOGGIA.
Oggi il cristiano parla già universale. Lavora già per l’Uomo. Le alterità di individui, condizioni, civiltà sono digerite dal suo sguardo potente. Incapacità del testimone di sapere che la sua lingua è solo sua e di questa deve rispondere per parlare agli altri. Il papa ha fatto una sosta fuggevole in Croazia, dai cattolici, perché pensa di essere l’Arbitro, non di rappresentare una squadra. L’esperienza dei PO mostra sul terreno che si può parlare rendendo omaggio alla ‘lingua operaia’. Non che il testimone debba tacere, ma parlare-ascoltare, perché muoia la lingua clericale che crea un unanimismo di facciata.

 

Nota al numero 4 – CROCIFISSE O SEDUTE.
Il PO mostra la naturalità degli egoismi, dei vari desideri di pane di identità, di crescita e di come questi si urtano in lotte, ecc., fino ai compromessi preziosi che mostrano come la politica è salvezza. Il mondo cristiano non confessa gli egoismi, non accetta la lotta e il duro lavoro della composizione politica. Le parole per nascondere sono: la missione, le scelte, i valori, gli spazi sacri (scuola cattolica ecc.). L’agire cristiano invece di essere portato, per esempio, a contribuire ‘senza mercede’ per la scuola, è portato a lavorare per gli spazi-ghetto, dando per esempio per valore la parità tra scuola privata e pubblica, che ne è invece la negazione perché la scuola pubblica non è una qualsiasi scuola privata da mettere alla pari con altre scuole private.

 

Nota al numero 5 – CONFUCIO.
Il PO mostra, almeno minimamente, come lo staccare gli spazi di emersione e soluzione dei problemi del proprio privato permetta di avere un po’ di libertà e di dare anche libertà ad una azione e parola di testimone che lascia spazi al cristiano. Il mondo cattolico (molto prima del caso Berlusconi) mostra una confusione strutturale e data come normale del privato come pubblico e viceversa, Il ridursi della Chiesa al papa e ai vescovi indica un provincialismo della ‘Italietta’ disgustoso. Nelle società appena appena democratiche sono sempre presenti i ‘costi’ economici politici del darsi dei rappresentanti sindacali e politici, perché spesso i problemi di questi sono scaricati sul pubblico. Per la società-chiesa questa analisi deve ancora iniziare, quando è abbastanza chiaro quanto pesi sulla comunità cristiana il problema della sessualità dei preti, della loro mancanza di libertà di uomini e di cristiani.

 

Nota al numero 6 – IMPIEGATI E INNAMORATI.
Anche se oggi la pressione per cambiare l’istituzione sembra diminuita, ci si augurerebbe che si fosse capito che con il cercar di fare la istituzione migliore il problema della società-chiesa, si entra in un cammino che è insieme un buon alibi ma che insieme porta alla disperazione. Infatti “se si vuole un ufficio postale, rari saranno i filatelici”; non solo, ma è necessario ce ne siano sempre meno, per il buon funzionamento dell’ufficio. Oggi che la Chiesa si è data e così viene accettata, come fornitrice di valori e di servizi sociali per la moralità pubblica e privata, è difficile che qualche sparuto ‘filatelico’ si ponga seriamente il problema di cambiare l’ufficio. Si può però fare qualcosa. Per esempio, i PO parroci o comunque impegnati in qualche forma di pastorale, dovranno presto porre, a livello sindacale, la lotta per una ricerca delle mansioni proprie del prete. Oggi è tutto e deve fare tutto, occupando i mansionari di almeno cinque-sei tratti pubblici e privati.

Oggi il prete che facesse solo il prete (come prevede il decreto di un concilio che ha condannato come eretica l’idea che i sacramenti di un prete peccatore sono invalidi) sarebbe un peccatore anche agli occhi della Chiesa. Per dirla nei suoi termini, è l’ ex opere operantis che decide oggi se i sacramenti sono validi, non l’ ex opere operato.
Al di là di questo, se ci sarà filo da filare, la condizione dei PO in pastorale è quella che di più meriterà attenzione; al di là però del problema di una pastorale migliore ecc., ma come evidenza della contraddizione contenuta nel tentar di vivere in quella condizione; e quella condizione è una parte della più vasta condizione cristiana e umana. Infatti fede / vita, chiesa / mondo accadono contraddittoriamente nell’identità di una vita, non perché l’essere chiesa si attua in una classe di grilli parlanti ad un’altra classe di viventi chiamata mondo. Questo malinteso è, pare, profondo anche nel Vaticano II. Su queste compartimentazioni tra parlanti e agenti, pare che cada amara la favola antica: «Una capra vide una mosca sul giogo di due buoi che faticosamente tiravano l’aratro. Le chiese “cosa fai lì?” Rispose la mosca: “Tiriamo”».

 

Nota al numero 7 – LE NOZZE DI CANA.
È il punto più difficile ma, purtroppo, centrale. Già nella storia dei Carmelitani in Spagna e dei Gesuiti in Italia è stata evidenziata la necessità per l’istituzione di una trasformazione – oscuramento dei fondatori. Sia negli studi sulla Madonna e sulla psicanalisi sia sui rapporti tra istituzione e mistica (v. De Certeau, Fabula mistica, Mulino, cap. IV) è stata mostrata la contraddizione per la quale ciò che darebbe la guarigione (la Madonna alle donne, la psicanalisi, l’istituzione che dà salvezza ecc.) è ciò che è la malattia.
Questo è centrale per il prete. Cristo è presente, è presente il regno ecc; ma proprio annunciando questo “non si avvisa il padre della sposa che il miracolo è avvenuto”. È tutta da studiare questa cosa, ma forse prima da patire ; ma al PO non dovrebbe mancare un po’ di questa passione. Il vangelo con quel suo parlare di ‘contadini che dormono’ e di ‘semi che crescono da soli’ dovrebbe pur portare da qualche parte.

Roberto Berton