1988 Verona / Vivere ed annunciare le beatitudini oggi


La proposta del seminario sulle beatitudini


Il seminario nazionale 1988 è stato proposto qualche mese prima così:

 

Vi è nel mondo una miseria

crescente al Sud,
mentre al Nord aumenta la ricchezza.
Tra le due situazioni vi è
un legame di causalità diretta:
la pienezza di beni
di una parte dell’umanità
si regge sullo svuotamento sistematico e programmato
della maggioranza del genere umano.
Un tale rapporto iniquo viene difeso
con ogni mezzo, anche militare,
così che il Nord possa mantenere il controllo
dei meccanismi che assicurino il continuum dell’esistente.
Il Nord, tuttavia, non è una realtà omogenea.
In esso vi sono sacche di Sud, anche se
molto meno intense, estese ed esplosive.
Sono sempre più avvolte nel silenzio,
nell’espropriazione di identità perchè,
attraverso mille canali, si consuma un processo
di omologazione culturale che induce assuefazione
ed obbedienza ai valori dominanti.
E’ un’aria che si respira,
una seduzione che non rispetta nessuno,
una nebbia che offusca gli orizzonti ideali,
un invito ad arrendersi
ad un sistema di vita
che sembra l’unico plausibile.
Ecco, noi che viviamo al Nord,
con un tenore di vita che normalmente
è oltre la soddisfazione dei bisogni elementari
e nello stesso tempo paghiamo un alto tributo
in termini di identità culturale e di fede,
di fatica ad essere noi stessi, ci chiediamo

se sia possibile,

come sia possibile,

VIVERE ED ANNUNCIARE

LE BEATITUDINI OGGI.

 


 

Gesù, vedendo le folle, salì sulla montagna e, messosi a sedere,
gli si avvicinarono i suoi discepoli;
e prendendo la parola li ammaestrava dicendo:

Beati i poveri nello spirito, perché loro è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di loro è il regno dei cieli.
Beati quando vi insulteranno, vi perseguiteranno
e diranno, mentendo, ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 

 

Gesù, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi che ora piangete, perché riderete.
Beati voi quando gli uomini vi odieranno, e quando vi metteranno al bando
e v’insulteranno e respingeranno via il vostro nome come scellerato, a motivo del Figlio dell’uomo:
Rallegratevi in quel giorno ed esultate
perché, ecco, il vostro premio è grande nei cieli.
Allo stesso modo facevano i loro padri con i profeti!
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.
Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.
Guai quando tutti gli uomini dicessero bene di voi.
Allo stesso modo facevano i loro padri con i falsi profeti.


 

Parole del genere sono paradossali,
rovesciano il mondo e i pensieri
in tutto ciò che pare ovvio, normale, indiscutibile.
L’ordine che esse evocano, anzi, che affermano
con certezza e forza inaudite,
contraddice questo ordine, lo giudica, ne annuncia il tramonto.
La fede cristiana ci dice
che questi paradossi
affondano la loro consistenza e verità
nella libertà di un Dio buono e giusto
che scardina alla radice l’iniquità,
nelle sue molteplici materializzazioni,
di cui è piena la storia umana.
Le Beatitudini ci narrano di un Dio etico,
sensibile alla qualità dell’agire umano,
non indifferente ai pensieri, progetti e realizzazioni
di cui è piena la nostra storia,
che concernono la vita e la morte di uomini e donne.
Noi ci troviamo a vivere in due ordini,
dei quali l’uno è il rovescio dell’altro.
Questo crea una tremenda tensione nella nostra vita,
e l’agire responsabile al quale siamo chiamati
deve evitare sia la fuga spiritualistica
come le improvvisazioni pratiche,
un modo come un altro per vendere la pelle a poco prezzo.

Queste sono solo alcune sollecitazioni per iniziare il discorso che svilupperemo nel seminario.
Notiamo per concludere che una tale ricerca va alle radici della nostra opzione di vivere la vita come PO, riportandoci al nodo centrale per tutti noi, al di là delle differenziazioni, anche rilevanti, che nel tempo si sono consolidate.
Nello stesso tempo un tale tema è provocatorio per le chiese cristiane, i cui messaggi e criteri organizzativi sono spesso ben lontani dal lasciarsi ispirare dalle Beatitudini. Ma esse pure – le chiese -, come il mondo intero, sono sotto il segno di contraddizione espresso da queste parole.

Pretioperai del Veneto