Nel decimo anniversario della nostra rivista

 Ci scrivono


 
Pubblichiamo i messaggi più significativi inviati alla redazione da alcuni dei nostri lettori negli ultimi due anni. In tempi come questi vi sono parole che fanno bene, anche alla salute. Sono segni di relazioni che sono attive pur senza mai essersi visti in volto.
Queste lettere non ci sono state inviate per essere pubblicate. L’iniziativa è soltanto nostra. Ci siamo permessi di farlo senza interpellare gli scriventi, dando per scontato il loro amichevole consenso.
Con questo si vuol dare un segnale a tutti coloro che hanno una parola da comunicare. Anche una piccola parola: l’importante che sia una parola libera.

 

Ranica (BG), 3.12.96
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Ringrazio infinitamente, dal profondo del cuore per quanto avete fatto, fate e riuscite a scrivere, a beneficio di noi indegni laici, che però attingono dal vostro spirito profetico così coraggioso, coinvolgente ed umile. Meno male che esiste un’altra chiesa…

Scrivete, almeno ci permettete di conoscervi.

Carissimo d. Gianni,
un grazie per le parole di amicizia che hanno accompagnato le riviste finalmente ricevute e già distribuite ad amici che purtroppo non sapevano dell’esistenza né di voi né della rivista: mi sento molto onorata, e con me la mia famiglia, e tutti coloro appunto che condividono il tuo e vostro impegno, la vostra testimonianza così profetica…
Mi auguro proprio di poterci incontrare, intanto ricambio di cuore l’amicizia e ti invio un affettuoso saluto con gli auguri più belli per il vostro lavoro…

Mariacristina Crotti



Roma, 4.8.97

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Caro Gianni, chiedi che ognuno che riceve Pretioperai ti dia un cenno e mi affretto a dirti che lo ricevo, lo leggo, e anche, non so se la memoria mi fa brutti scherzi, invio un modesto cenno di abbonamento.

Mi rendo conto che il cammino ora è arduo più che mai, ma la perseveranza è il dono che il Dio della speranza elargisce a chi implora dalla fedeltà del fedele la fedeltà.
Con tanta amicizia.

Padre Dalmazio Mongillo



Napoli, estate 1997

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Gent.mo Gianni Alessandria,

ho ricevuto il n° 37/38 di Pretioperai con la breve quanto affettuosa lettera. Io rispondo, ma purtroppo non come sarebbe stato logico e dovuto.
Non sono un credente, ma da anarchico trovo interessantissimo il vostro lavoro: quindi vi leggo con interesse.
Potendo, sicuramente avrei inviato qualcosa per l’abbonamento, ma purtroppo sono un pensionato Inps a Lire 1.510.000 ogni due mesi. Sopravvivo vendendo foto ai giornali; se siete lettori del Manifesto qualche volta trovate mie foto. La gravissima crisi editoriale (testate chiuse o ridimensionate, impaginazione che riduce al minimo l’uso di foto impiegate e così via…) ha inciso tanto sulla mia economia che spesso non ho le 2.000 lire per comprare il pane.
Voi non fate uso di foto altrimenti ve ne avrei inviate per contraccambiare. Augurandovi buon lavoro.

Guido Giannini



Trezzo d’Adda, 22.4.97

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Seguo da parecchi anni con molto interesse il vostro lavoro: quando ricevo la rivista e leggo delle vostre esperienze, dei vostri impegni, mi riconcilio con quella parte di Chiesa che attraverso di voi si mostra finalmente incarnata nella realtà che tutti viviamo. Il nostro è un tempo di grandi contraddizioni e c’è bisogno di sapere che da qualche parte, con tanta difficoltà, ma con tanta coerenza, c’è qualcuno che non ha già tutte le risposte belle e pronte e che fa l’esperienza del lavoro.

Scusate se il mio impegno nei vostri confronti è semplicemente quello di rinnovare l’abbonamento e di leggervi con molta attenzione: vorrei poter fare qualcosa di più, ma non saprei come.
Sono una madre di cinque figli e nonna. Ho insegnato per 32 anni: don Milani mi ha affascinato a lungo.
Comunque anche mio marito, che si dice “agnostico”, legge volentieri e con interesse qualcuno dei vostri interventi. Spero perciò che, anche se vi sentite “stelle cadenti”, anzi “supernove”, riusciate a farci arrivare a casa la vostra voce, che per me – e non solo per me certamente – è insostituibile: temi importanti, accurate e preziose bibliografie, stimoli intelligenti.
Auguri per la vostra coraggiosa battaglia e grazie.

Anna Maria Baido in Leoni



Padova, 11.11.96

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Carissimi amici e compagni, 

ho ricevuto nei giorni scorsi l’invito per scrivere una “relazione” da inserire nel prossimo numero di PO.
Devo subito dirvi che essendo io un laico con famiglia, ma da sempre abbonato a PO, non invierò quanto richiedete. Invio invece, con queste poche righe, il mio vivo ringraziamento per quanto fate e ancor più per l’esempio che trasmettete.
Grazie e tanti auguri per l’avvenire…

Elvio Beraldin



Acquaformosa (Cosenza), 13.4.1997

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Caro Gianni,

ho ricevuto l’ultimo numero della rivista (37-38 – marzo 97) e domani ti invierò il CC e la presente lettera. Leggo la rivista con la stessa intensità con la quale viene scritta, ma non crederti che io sia chissà quale grande testa! So solamente che se non leggessi cose forti, come quelle di Simone Weil, don Sirio, Boff, Bonhoeffer… non avrei più la fede.
Sono una donna semplice quanto le mie amiche Màura e Giulia che don Sirio conobbe nella sua prima piccola parrocchia di Bargecchia, tutta povera, tutta rurale. Giulia raccoglieva le olive, Maura, venuta poi a Viareggio con la famiglia, coltivava i fiori. In don Sirio videro l’amico dei poveri, degli operai e non abbandonarono mai il suo pensiero. Pensiero capito da due donne povere: Giulia con la terza elementare, Maura forse con la licenza di quinta.
Eppure don Sirio era il loro grande, il loro tutto. Me lo fecero conoscere loro ed io non penso di essere una intellettuale per capire il pensiero di don Sirio. No! Mi basta come me lo fecero conoscere Maura, Giulia, Elena che mi portarono a pregare nella cappellina del Porto di Viareggio. So soltanto che senza tutto questo non avrei più la fede!!!
Devo confessarti che il tempio mi è pesante. La non collaborazione verso le tante storie di templi vitelli d’oro, sia del vecchio che del nuovo testamento, per me vale quanto la nonviolenza. Eppure abbiamo bisogno di pregare. Quando arriverà il cristianesimo a-religioso di Bonhoeffer, fatto solo di grandi spiritualità, come i primi 35 libri dei 35 autori della Filocalia, quando i padri si ritirarono nel deserto a riflettere e pregare perché con l’impero di Costantino vedevano come la “Parola di Dio” perdeva senso! Quale regno per la Parola di Dio, ora che questa è tutta fuori dal suo vero senso quando sta presso il regno dorato dei vitelli d’oro?
Ecco che la Bibbia da sola non basta, ci vuole don Sirio, ci vuole la rivista Pretioperai, bisogna ingrandire quella Filocalia dei primi Padri che ebbero subito il coraggio di dire NO all’impero di Costantino.
Non vi scoraggiate. Continuate, amici di Pretioperai. Anche delle donne semplici, ormai invecchiate, come Maura, Elena, Giulia, Delfina, possono aiutarvi ad andare avanti. Siete in sintonia con tanti teologi della liberazione.
Anche l’Europa ha bisogno di voi, come il mondo intero, per questo cristianesimo a-religioso, ma pieno di spiritualità che ingrandisce la Filocalia e i carismi dei fratelli ortodossi e protestanti, che ama la mistica e il contatto col Divino dei fratelli di tutte le grandi religioni del mondo. Scienza esoterica che stia vicino ai tecnici di oggi… solo e semplicemente dei tecnici!
Non vi scoraggiate anche se da vecchi dovete continuare per nuovi deserti, ma anche per le nuove riflessioni delle Filocalie di ieri e di oggi.
Con affetto

Delfina Rossano



Il Cairo, 17.6.97

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Carissimo don Roberto, grazie delle due telefonate e soprattutto grazie per quello che ho ricevuto dalla vostra rivista Pretioperai durante i miei anni in Sudan.

Ti sarei immensamente grato se potessi mandare la rivista al mio nuovo indirizzo

Alberto Modonesi



Lampa (Perù), 15.06.97

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Caro Gianni,

il mio saluto amico e fraterno, anche senza conoscerci personalmente. Ci conosciamo attraverso la rivista Pretioperai che ricevo anche qua/quassù, con gratitudine e stima. Nonostante gli impegni di vita diversi, ci ritroviamo in sintonia e solidarietà di ricerca: come sullo stesso fiume, in cammino! Continuare con questo stile è segno di vita ed un modo di essere nel cuore di questa storia che ci esige lettori, scrutatori dei segni dei tempi.
Porta il mio saluto anche a quanti collaborano; e a te: animo e avanti! Il mio saluto con gratitudine e fraternità.

Giovanni Gualdi



Tubize (Belgio), 15.1.96

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Cari amici,

sono contento di avere incontrato i PO italiani il 3.6.95 a Fichermont (Waterloo) in occasione dell’incontro internazionale dei PO.
Poiché io sono sposato, non sono stato, ufficialmente, invitato. Mi sono infiltrato con mia moglie e abbiamo cantato a lungo con voi, con la mia chitarra, per provare a dimenticare il quadro oscuro e negativo che ci è stato presentato, dopo cena: “I PO Belgi”!!!?!!!.
Noi abbiamo fatto conoscenza dei PO italiani presenti, ma non conosco alcun nome, alcun indirizzo (eccetto Giovanni Carpené di Alessandria). Uno di voi mi ha gentilmente offerto la vostra rivista Pretioperai (n° 28-29 del dicembre ‘94 e n°30-31 del maggio ‘95). Mi interessano molto. Io continuo a ricevere Le courrier de PO francese.
Nella mia vita, anche se sono sposato, continua la mia responsabilità di PO. Presto sarò pre-pensionato dopo 30 anni di fabbrica. Compirò 56 anni. I compagni di lavoro non comprendono perché un prete non si sposa, né perché un prete sposato sia rifiutato dalla chiesa…
In Belgio, i PO sono quasi tutti pensionati e comunque nessun giovane comincia. Più ancora, come non rendersi conto che la chiesa non ha più alcun impatto col mondo popolare?
Per tenere il colpo noi tentiamo di ritrovarci con le comunità di base, ma ci sono pochi operai. Però noi siamo ben accolti.
Sarebbe ora che nella chiesa potessero nascere e vivere veri gruppi di resistenza, senza tener conto di tutti gli a-priori, di tutti i dogmi, di tutte le leggi ecclesiastiche superate. Sarebbe ora che tutte le buone volontà si unissero…
Quando voi eravate a Fichermont, sapevo che qualcuno di voi contava di restare ancora in Belgio per qualche giorno. Ho tentato di telefonare a Fichermont per invitarvi a venire una sera da noi per una spaghettata italiana (abbiamo la figlia più giovane che è sposata con un italiano calabrese!). Ma sono arrivato troppo tardi. Non ho avuto fortuna.
Coraggio a ciascuno di voi e a tutti i nostri saluti.

un PO belga sposato