L’arcobaleno

“Abita la terra e vivi con fede” (Sal 37)
Rileggiamo oggi la Gaudium et Spes

Convegno di Bergamo 2014 / Contributi


 

Il filo “arcobaleno” che lega le parole raccontate alla storia sempre diversa dei preti operai presenti al Convegno di Bergamo mi ha letteralmente coinvolto: soggetti totalmente disponibili a mettere in questione se stessi per riattingere il messaggio del Vangelo e rilanciarlo fecondo nella sfida del futuro.

Un messaggio di trasformazione della convivenza umana nell’abitare la terra e vivere con fede una sfida che la vita, nelle più diverse espressioni che la rendono degna, sia un bene comune, al di là delle regole, delle leggi che pretendono di farne un labirinto violento di proprietà esclusive e diseguali.

L’abitare la terra ci fa incontrare persone che ci fanno domande sui perché del disagio, sulle cause profonde dell’esclusione e sui modelli di sviluppo che concorrono a determinare il terreno fertile ai processi di marginalità. La comunità ecclesiale deve dare un segno di contraddizione nel rispondere a queste domande e non lasciare le risposte agli sforzi di minoranze ostacolate dai documenti ufficiali di qualche autorità morale o religiosa.

Lo “spezzare il pane” senza lo “stare assieme nella fede” non è “sacramento” perché nel cristiano non ci può essere fede senza “incarnazione”. L’umanità che lotta per la sopravvivenza oggi si batte non solo per un pezzo di pane, ma anche per rompere le catene del sistema ingiusto che attanaglia la terra che, ormai è diventata, con queste immigrazioni, la terra comune dei viventi.

Nell’abitare si incontrano domande di giustizia, di dignità, di tenerezza, di rabbia, di disponibilità, di conforto, di cambiamento, di paure, di perdono, di politica, di inclusione, di fede, di riconoscimento, di verità, di silenzio e mille altre ancora.

Come diceva Oliviero, le domande le incontriamo nei volti delle persone con le quali abbiamo speso tempo, intelligenza, risorse. Papa Francesco cerca di rispondere con gesti ben precisi a ciò che il Concilio aveva suggerito nella “Gaudium et spes”: togliere dalla gabbia lo spirito del Vangelo per adattarlo a finalità che non sempre collimano con il Vangelo (vedi il tema della povertà.

Si avverte che è stato abbassato definitivamente il ponte levatoio tra chiesa e mondo dove i cristiani si debbono spendere di più nei campi della vita comune e non nei luoghi separati (fuori dalle sagrestie). Ho ascoltato esperienze di reinvenzione nello stare assieme nel nome di Gesù, ed esperienze di rifondazione della comunità sacerdotale in un confronto di autenticità evangelica.

Se l’unico discorso possibile su Dio è quello riferibile alla vita di Cristo, ne consegue che l’essere cristiano non si giustappone né sta sopra all’essere umano, ma sta dentro all’uomo e alla storia dell’umanità. La fede in Cristo non è quindi un passo fuori dall’umanità ma verso di essa.

ALBERTO DE NADAI