Non di sola religione vive l’uomo

“Abita la terra e vivi con fede” (Sal 37)
Rileggiamo oggi la Gaudium et Spes

Convegno di Bergamo 2014 / Contributi


 

Che cosa è successo in me con l’incarnazione nella storia degli uomini ? Che cosa è cambiato in me nell’impatto con il mondo del lavoro e pertanto con la città degli uomini ?

Se dovessi esprimere in poche parole ciò che è successo in me direi : sono diventato “altro”.

Anzitutto ho incontrato un pezzo di quel ‘ mondo ‘ che Gesù definisce il ‘ campo di Dio ‘, il luogo dove il Figlio dell’uomo ha seminato il Progetto del Padre.
E allora è attraverso il mondo, questo nostro mondo, che passa il Progetto del Regno.
La città di Dio, la nuova Gerusalemme come la chiama l’autore del libro dell’Apocalisse, non è altro dalla città degli uomini, ma è la città degli uomini diventata città secondo il Sogno di Dio Padre.
Da quel momento la storia degli uomini è diventata per me l’altra voce, accanto a quella della Parola scritta, attraverso cui Dio Padre mi parla di questo suo Sogno.

“E’ vero che non tutto ciò che accade è volontà di Dio (suo Progetto), ma è anche vero che in tutto ciò che accade c’è un sentiero che porta a Dio (al suo Progetto)”. (D.Bonhoeffer)

Da tutto ciò è nata in me l’importanza di non sottovalutare, ma soprattutto di lasciarmi interrogare dai così detti ‘ segni dei tempi ‘, perché è attraverso loro che Dio Padre mi parla.

Ho scoperto che la fede evangelica più che un sentire, un dire, un parlare, è sopratutto un fare, un agire affinché la città degli uomini, questo nostro mondo, diventi veramente il mondo sognato da Dio Padre, il luogo dell’uguaglianza, della fraternità, della felicità di tutti e di ognuno.
Ecco perché il partecipare anche attivamente alle lotte operaie per conquistare condizioni di lavoro e di vita dignitosi mi è sembrato una logica conseguenza di ciò che stavo scoprendo, anzi un modo
concreto se volevo anch’io dare un contributo a far progredire la città degli uomini nella direzione del Progetto del Padre.
Sconvolgente è stato per me la scoperta del valore della ‘politica’, come l’arte del governare la città,
e quindi come strumento indispensabile se si vuole rivestire di carne il Sogno di Dio Padre.
E pertanto non lasciarmi più cadere nella tentazione di pensare che solo la religione conta, mentre tutto il resto è secondario, perfino nocivo, intriso di peccato.

“Significherebbe disconoscere l’unità dell’essere umano, l’unità del mondo ritenere che religione e politica due cose fondamentalmente diverse che nulla abbiano e debbano avere in comune, così che l’una perderebbe il suo valore e finirebbe per essere mascherata come falsa qualora si potesse dimostrare che in essa vi è traccia dell’altra. In verità religione e politica si scambiano per così dire le vesti ed è il MONDO nella sua totalità che ci parla, quando l’una parla la lingua dell’altra”. (Thomas Mann)

L’una senza l’altra potrebbe diventare benissimo ‘oppio per i poveri’.

Ma la scoperta che maggiormente ha sconvolto il mio modo di pensare ( attualmente è la finestra attraverso la quale osservo i fati di questo nostro mondo ) è stata la scoperta che niente avviene per niente. Se il mondo, la città degli uomini va nella direzione opposta a quella che porta al Progetto del Padre, la causa non sta nella natura umana, ma perché c’è sempre qualcuno, gruppo- classe,…che spinge, che si dà da fare perché vada in quella determinata direzione.
Altrimenti non capirei perché il Figlio dell’uomo abbia messo in guardia i suoi discepoli dal ‘ lievito dei Farisei e dei Sadducei (cfr. Mt 16,6) o da quello di Erode (cfr Mc 8,15), ma soprattutto abbia detto:

“Guai a voi, ipocriti, maestri della legge e farisei ! Voi chiudete agli uomini le porte del Regno di Dio : non entrate voi e non lasciate entrare quelli che vorrebbero entrare”. (Mt 23,13)

Quando oggi sento dire che il mondo è cambiato, mi sorgono spontanee le domande :
Chi lo ha cambiato ? Quali strumenti ha usato per cambiarlo ? Perché lo ha cambiato ? Chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso in questo cambio ?
Farei fatica a capire perché la ‘ buona novella del Regno ‘ debba essere annunciata soprattutto ai poveri. Perché proprio ai poveri che non hanno né potere né risorse e non ai ricchi, ai potenti che nel mondo contano ed hanno tutto, e di conseguenza sono nella condizione di poterlo cambiare in meglio ? ( verità sociale che l’istituzione religiosa ha sempre e tuttora sostiene. La liturgia ambrosiana ne fa addirittura un contenuto per le così dette ‘preghiere dei fedeli.

“Gli Zacchei in mezzo a noi non sono pochi. Riuscire a conquistarli dipende il destino del mondo, della società, della Chiesa”. (mons. Tomàs Halìk)

‘Ai poveri’ perché uno dei così detti segni dei tempi, apparsi lungo la storia, ci ha sempre fatto capire che solo i poveri, se sapranno organizzarsi e lottare, sono in grado di cambiare in meglio le cose, per una vita dignitosa per tutti, per condizioni di vita uguali. “Beati, voi poveri, perché vostro è il regno di Dio”. (Lc 6,20)
E allora ‘portare il lieto annuncio ai poveri’ cos’è se non operare perché i poveri prendano coscienza di questa grossa responsabilità che è stata loro affidata da Dio Padre stesso, di lottare cioè perché questo suo progetto per la vita del mondo si concretizzi, cresca?
E chi dovrebbe aiutare i poveri a prendere coscienza di questa loro chiamata da parte del Padre?
La Chiesa, normalmente viene detto.
Ma la Chiesa, le comunità cristiane territoriali, così come si sono strutturate nella storia, sono in grado di capire l’urgenza di questa loro missione? Sono credibili quando dicono di parlare ai poveri?
Oggi, più che mai, la Chiesa, le comunità cristiane territoriali, se vogliono svolgere questa loro missione, dovrebbero prendere coscienza di una cosa :

“che Gesù di Nazareth è venuto a metterle nel mondo, nella città degli uomini e non il mondo, la città degli uomini dentro di loro. Inoltre che sono nel mondo non come altro dal mondo, ma come parte del mondo, quella parte che sceglie continuamente di fare dell’ascolto del messaggio del profeta di Nazareth il suo principale interesse. Di conseguenza non in competizione, in guerra religiosa col mondo, con la città degli uomini.
Dovrebbero riconoscere il valore della laicità, oggi si dice, dovrebbero riconoscere la primogenitura del mondo, della città degli uomini. Invece si è ripetuta la trama di Esaù : si sono fatti benedire , e continuano a farsi benedire dal Padre prendendosi così la primogenitura : si sono messi al posto del mondo, della città degli uomini.” (R. La Valle)

Si sono identificate con la città di Dio, il regno del Padre, invece di riconoscersi semplici servitori, semplici strumenti, semplici amici dello Sposo, come del resto, in modo più corretto, sono considerate le varie istituzioni politiche : non città degli uomini, ma servitori della città degli uomini, strumenti per governare/per costruire la città degli uomini.

‘Chiesa povera per i poveri’. Questa frase improvvisamente è diventata di moda. Ma le danno tutti lo stesso significato? La mia esperienza di PO mi ha insegnato che essa può avere diversi significati: o il significato di risvegliare il potere dei poveri perché diventino soggetti di liberazione in vista di una trasformazione della società/del mondo, oppure un significato più assistenziale nei loro confronti. Del resto, chi le dà questo significato non riesce a capire perché la Chiesa deve essere povera. Anzi, più risorse ha, più potrà svolgere meglio questo suo compito.

GIORGIO BERSANI