Eppur si muove. Stop al trattato transatlantico

Voci dalla stiva


A metà novembre il G20 si è dato appuntamento in Australia. In margine all’incontro plenario c’è stato il vertice USA-Unione Europea sul quale aleggiava un fantasma. No, non si tratta del califfato islamico o dei ricatti di Putin, ma dell’opinione pubblica europea. E’ un’indiscrezione comparsa su La Repubblica del 18 novembre scorso: “L’accordo commerciale tra gli Stati Uniti e la UE (TTIP) rischia il naufragio”. Perché mai? I grandi riuniti si sono accorti che la segretezza e il mistero con i quali tale accordo è circondato ha avuto come risultato di moltiplicare gli allarmi nei paesi europei. Tanto che il neo presidente della Commissione europea Junker ebbe a dichiarare: “In questo momento il Trattato non avrebbe chance di essere approvato dal Parlamento europeo. Non c’è una maggioranza, bisogna prima ricostruire il consenso”.

Ecco allora l’operazione trasparenza, decisa e innescata dal summit non tanto come doverosa esigenza democratica di fornire ai cittadini i dati reali dei problemi, quanto per combattere il fantasma dell’opinione pubblica che si è mobilitata. A conti fatti, in maniera efficace, visto l’allarme dei grandi. E perché non appaia un’operazione di vile propaganda si va addirittura a stanare la parola “cultura” (quella che Tremonti diceva che non serve per mangiare). Sì, ci sarà una “controffensiva culturale” che il nostro presidente Renzi declina in questo modo “Se non vinciamo prima la battaglia delle idee, il Trattato non andrà in porto”.

Ben venga, finalmente, la battaglia culturale e delle idee. E allora fuori i documenti, se si vuol dar credito alla trasparenza. E i riflettori si puntino sul “convitato di pietra”, le multinazionali e le lobby delle industrie, che non vengono mai tirate in ballo, pur avendo loro fruito del 74% (113 su 153) dei meeting organizzati dalla Commissione europea sul Trattato in discussione.

Se il buon giorno della trasparenza ci viene dalle recenti dichiarazioni del nostro Ministero per lo Sviluppo Economico c’è poco da stare allegri. Infatti ha cominciato la battaglia prendendo di mira e negando le seguenti affermazioni di ONG e Movimenti che hanno mobilitato l’opinione pubblica europea:

  1. Solo le grandi aziende beneficeranno del TTIP.

  2. Il TTIP farà sì che i cibi geneticamente modificati e carni bovine agli ormoni invadano gli scaffali dei nostri supermercati.

  3. Il TTIP diminuirà i nostri standard ambientali.

  4. Il TTIP apre la strada alla privatizzazione del Sistema Sanitario Nazionale.

  5. La sovranità del nostro paese sarà minacciata da un accordo sul TTIP. Le grandi aziende potranno utilizzare le disposizioni di protezione degli investimenti per stravolgere le leggi del paese.

  6. La Commissione Europea sta trattando accordi in segreto.

La battaglia culturale consiste nella negazione. Visto che è tanto informato, renda pubbliche le documentazioni in suo possesso. Anzi, di più, i documenti resi disponibili in tempo reale a multinazionali e lobby, ma non concesse a giornalisti, a movimenti e i cittadini interessati. I governi e i parlamentari europei hanno pieno accesso a queste materie sì o no? Se sì, allora fuori i documenti, perché i temi trattati riguardano la vita di tutti. Se no, le dichiarazioni ministeriali sono solo una cortina fumogena. Esattamente il contrario della trasparenza.

La “controffensiva culturale” e la “battaglia delle idee” si regge solo su precise documentazioni rese pubbliche dalle quali emergano i reali interessi in campo. Altrimenti sono pura propaganda pervasiva che annebbia idee e cultura. La malattia in cui sta languendo la politica nostrana.

4 marzo 2015

Roberto Fiorini


La nebbia ufficiale continua. Di “battaglia delle idee” annunciata da Renzi neanche l’ombra. A meno che per “controffensiva culturale” non si intendano gli slogan abbondanti sparati a ripetizione e gli spot pubblicitari. Intanto prosegue l’azione di base efficace, presente nei paesi europei con l’appuntamento al 18 aprile, giornata di azione globale contro TTIP e CETA (Trattato UE e Canada), come di seguito riportato:

Stop TTIP Italia: verso il 18 aprile. Le nuove iniziative

Con il 2015 e la fine del semestre italiano, scatta la fase due della Campagna Stop TTIP Italia. Dopo il primo lavoro di consolidamento (che continua), con decine di comitati e contatti locali creati nei vari territori e centinaia di iniziative, l’obiettivo è il prossimo 18 aprile 2015, giornata di azione globale contro #TTIP e #CETA.
In vista di quell’appuntamento, e a meno di due settimane dal prossimo Round negoziale TTIP a Bruxelles, la campagna italiana ridefinisce le proprie priorità per aumentare le pressioni su Governi e negoziatori:

viene lanciata anche in Italia, in collaborazione con le reti internazionali, la raccolta di firme contro il TTIP e il CETA, un link permanente sul sito Stop TTIP permetterà a tutti di aderire e di diffonderla;

contemporaneamente si aumenta la pressione su parlamentari nazionali ed europei perché prendano posizione sul TTIP a cominciare dalle ragioni della Campagna.
Il 2015 può essere l’anno cruciale per affossare definitivamente il #TTIP. E per farlo c’è bisogno della collaborazioni di tutti.