Dalla Romania / Schiavitù, non più lavoro

Voci dalla stiva


Pubblichiamo questo scritto che ci è giunto dalla Romania, da una fabbrica dove si producono articoli che riempiranno i magazzini dell’Ikea dove noi andiamo a comprare. L’autore che per giusti motivi ha chiesto di rimanere anonimo, ci racconta la fatica e l’oppressione da cui nascono i prodotti che noi acquistiamo. E ci dà un suggerimento…

 
Vedo il mondo da dietro questa macchina di catena di montaggio e pensavo ad alcune cose da condividere con voi con quello che per facilità chiamerò terzo mondo e vi scrivo da questo mio mondo che per facilità chiamerò primo mondo: io, cittadino rumeno, perché lavoro in una delle tante fabbriche rumene dove facciamo la merce che poi andrà in tante parti del terzo mondo, nel vostro mondo,  per la precisione la merce che arriva poi nei magazzini ordinati e puliti del vostro terzo mondo di ikea e in tante altre parti! Ma poi a che serve dire che sono rumeno, ho la stessa faccia di un cinese o africano o sudamericano o indiano o europeo o chissà cosa altro, la stessa pelle e vita di ogni vita che conosce cosa vuol dire non il gusto del lavoro che ti permette di vivere con dignità, con la schiena dritta da libero, ma di quel tipo di lavoro che per semplicità chiamerò schiavitù e non chiamerò più lavoro! Si lo so che la merce che arriva da voi è pulita e ordinata, non ha pecche, non ammette sbavature, anche perché ha la perfezione e la monotonia e l’assenza di vita, di creatività, di gusto che ha ogni prodotto fatto in catena di montaggio! Arriva così da voi ma parte da noi in altro modo, e il modo è la modalità della schiavitù! Si lo so che è una parola pesante ma questa è la realtà! 12 ore in continuo a fare gli stessi gesti, obbligati dalla domanda degli ordini ricevuti di consegna, 12 ore ininterrottamente a fare gli stessi gesti, anzi no perdonatemi con una pausa in complessivo di 45 minuti, con i capi che non parlano con te ma urlano e non è perché ci sono le macchine che fanno rumore, ma perché credono di avere davanti a loro numeri, oggetti, animali! Si lo so scusatemi il vostro bon ton ma questa sera uscito dalla mia fabbrica ho dimenticato le buone maniere! Che vita è questa? Ah, dimenticavo, il tutto per un salario che non arriva a 250 euro…ecco direte, lo sapevo che si andava a parlare di soldi …ma anche il tenore di vita sarà basso, direte voi…
Ma parliamo di una vita o di una sottovita? Qual è il tenore di vita di un uomo? Poter fare una passeggiata con la propria moglie, aver cura della crescita dei propri figli – lo chiedo a voi – appartiene a un tenore di vita particolare, voglio dire sono già cose che noi che stiamo qui nel primo mondo non ci possiamo permettere, o appartiene ad un minimo tenore di vita che spetta ad ogni uomo? Vi faccio la stessa domanda: poter coltivare le relazioni con Dio, con un amico, poter leggere un libro, avere del tempo libero, ascoltare un po’ di musica, informarsi su cosa succede nel mondo, sono cose di un tenore di vita da terzo mondo o anche noi qui del primo mondo ce le possiamo permettere?  No perché, quando esco la mattina alle 6 e torno la sera alle 19.30, quando i capi non hanno qualche altro capriccio per la testa, sapete come trovo  i miei figli,  mia moglie? No anche perché tante mogli fanno la stessa vita che faccio io! No non c’è bisogno di aggiungere altro, voi del terzo mondo avete intelligenza da vendere!  E vedo dalle 15 in poi il mio volto, quello dei miei compagni e compagne di lavoro: assenti, gli occhi atterriti, vuoti, persi e mi dico che anche i miei sono così! E non possiamo dire no a qualsiasi richiesta dei capi, sismo diventati come marionette, come loro sono marionette comandate dal denaro, dal profitto, dal potere,  non possiamo dire no sotto la minaccia continua di tagli del salario e io quei soldi è necessario che li porti a casa, come vivere sennò? E guardo ogni giorno la schiena dei compagni e compagne di lavoro piegata dalla schiavitù e guardo la schiena dei capi piegata ancora più terribilmente sotto il peso dell’accumulo delle ricchezze e del denaro maledetto fatto sul sangue dei poveri e mi dico tra me e me abbiamo saputo calcolare ogni cosa ma non abbiamo saputo calcolare fin dove possono reggere le spalle di un uomo! E non ci ricordiamo più le parole di Gesù che ci dice chiaro che per quanto uno si dia da fare per accumulare la sua vita mai dipenderà dai suoi beni! Ma forse facciamo ormai fatica anche a ricordare le parole di quest’uomo Figlio di Dio!
E allora vi voglio invitare a quella che con lo sciopero è una delle armi più forti per cambiare le cose,  perché non siano più così,  il boicottaggio!  Non comprate più questa merce nei magazzini di ikea, che ha lo stesso puzzo fetente e marcio delle armi, dei diamanti, dell’oro, di tutto ciò che viene tirato fuori dal sangue degli uomini e donne del nostro primo mondo!
Vi ho presentato la realtà che troppo spesso mascheriamo e nascondiamo sotto l’illusione! Grazie a tutti quelli che tradurranno questi pensieri, a chi li leggerà, a chi li passerà ad altri, a chi infine penserà e per questo agirà!
Noi da questo nostro sottomondo cercando di sopravvivere in questa nostra sottovita vi salutiamo mentre ci asciughiamo il sangue dalla nostra fronte…come si dice da queste parti Dio è su e vede!

Anonimo (per non pagare conseguenze)