Dialogo interreligioso in Costa d’Avorio

Il Vangelo nel tempo



Ho finito di rileggere il denso articolo di Carlo Molari su Nigrizia — riflessione, commento o presentazione del libro Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso, del gesuita Jacques Dupuìs, prof. belga alla Gregoriana di Roma: pluralismo, Cristo Salvatore unico e missionarietà. Mi sembra che questi tre aspetti di vita ecclesiale non si possono scindere, ma qui — e forse cominciate anche da voi — in frontiera, sono da pensare molto seriamente. Il fatto di trovarci a contatto permanente soprattutto con i musulmani, i protestanti, le sette e gli animisti ci obbliga a rivedere le nostre posizioni su gratuiti assolutismi esclusivisti da crociata quando parliamo di Gesù di Nazareth e a scavare-ascoltare per scoprire quale annuncio dobbiamo dire. Più che dire testimoniare. MI rendo conto sempre più chiaramente che siamo entrati in una fase nuova per la fede cristiana. Forse per la fede di ogni uomo che si lascia interrogare dalla dimensione religiosa. Le scorribande nel villaggio globale, grazie al turismo, ai mass media, alle traduzioni dei libri teologici, ai forti flussi migratori che hanno permesso una maggior conoscenza dell’anima religiosa dei popoli che l’abitano, ci permettono, anzi ci obbligano a riflettere e ci permettono di capire qualcosa in più di Dio e della multiforme azione salvifica che Egli offre a tutte le sue creature.

Qui, anche se ti sembra assurdo, non trovo tempo e persone interessate per poter fare una riflessione seria su problemi teologici di tanta e attuale importanza. Per fortuna però, posso dire che mi vedo obbligato a riflettere per il contatto di comunità cristiane di villaggi dove abbiamo realizzato dei progetti socio sanitari e culturali di interesse comune: mulino per macinare dei cereali, corsi di alfabetizzazione, pozzi d’acqua potabile, centro di salute rurale, aule scolastiche…
Credo che i musulmani stessi, che già avevano lavorato assieme ai cristiani e protestanti per la realizzazione del centro sanitario nel villaggio di Ono 14, in occasione dell’inaugurazione, ci àbbiano aiutato a scoprire l’identità cristiana. Ricordo che questo tipo di riflessione mi venne fatto da un vetraio musulmano mentre, dall’alto di una collina osservavamo insieme delle donne cristiane, protestanti, musulmane e animiste, al lavoro di diserbamento in un campo trattorato e offerto gratuitamente poi dalla missione perché gli abitanti di un villaggio di poveri immigrati lo coltivassero a manioca. Meravigliato della gratuità dell’offerta fatta da noi cristiani, ammetteva che “il cuore di un musulmano non è capace di gesti di gratuità di cui è capace quello dei cristiani, soprattutto nei riguardi di gente di altre religioni”. Praticamente aveva individuato i frutti di vita — le opere o la carità delle opere non nel senso giovanneo, ma di San Giacomo — che è capace di produrre il credente in Cristo. “Gesù, quindi, diventa il metro, il paradigma storico”, la risposta divina umanizzante per una società, specie quella di alcune “sette” musulmane, che tende a disumanizzare e a dividere.
La diversità dei messaggi salvifici, e quindi della verità delle epifanie rivelate nelle diverse religioni si manifesterà piu o meno salvifica a seconda dell’attenzione all’uomo nei suoi bisogni esistenziali – trascendenti. Ecco perché la ricchezza umana e umanizzante nata dalla tradizione iniziata con Gesù, diventa valida per tutti gli uomini e non è solo un diritto dei cristiani riceverla, ma sono i cristiani che sono chiamati a proclamarla con la testimonianza di gesti che rendano credibile la parola che annunciano in un mondo che ha preso coscienza del pluralismo salvifico offerto da Dio, di cui nessuno ha l’esclusiva, come pretendono i testimoni di Geova e tutti i settari di questo mondo.
Dialogo e annuncio, nella missione, si realizzano mediante le opere valide per tutti.

Ecco alcune espressioni dette e scritte da musulmani in occasione dell’inaugurazione del centro di salute a Ono 14. Il capo villaggio, musulmano:

«Oggi, per gli abitanti di Ono 14, è un gran giorno. Se il tempo ce lo permettesse potremmo parlare durante molte ore per aiutarvi a capire l’importanza e l’utilità che riteniamo che abbia questo centro per il vostro villaggio e per tutti quelli del circondario, in un raggio di circa 10 km e in cui vivono approssimativamente 3.000 persone. Prima, soprattutto quando, durante la stagione delle piogge, lo stato della strada d’accesso diventa impraticabile per intere settimane ai taxibus, noi padri di famiglia dormivamo molto male per la preoccupazione che un figlio, una donna o un anziano genitore potesse ammalarsi, specialmente di notte. Come sapete, l’ospedale più vicino si trova a circa 40 km: era un incubo.
Quando è cominciata la costruzione è rinata la speranza e questa speranza ci ha spinti ad unirci come un solo uomo; al di là di ogni divisione religiosa, etnica o nazionale perché il centro divenisse una realtà operante al più presto possibile. Dunque, voi capite il perché della nostra gioia in questo giorno benedetto. In me sorge una domanda: – cos’è divenuto il mio villaggio per l’Eterno perché si ricordi di lui come si è ricordato d’Israele? Grazie al lavoro fatto insieme e grazie al fatto che tutti possiamo usufruirne, abbiamo preso coscienza di essere tutti figli di uno stesso Dio. Grazie alla realizzazione di questo centro ci sentiamo un po’ i figli privilegiati perché ormai, anche noi possiamo essere annoverati tra coloro che hanno il diritto di sopravvivere. Ripeto, molto ci resterebbe da dire, ma un proverbio ci ricorda che “Quando la bocca è piena d’acqua, non devi attizzare il fuoco per non rischiare di spegnerlo”.
Dunque, sappiate che questi uomini, queste donne e bambini che voi avete fatto uscire dall’incubo non hanno altro da dirvi se non quello di benedirvi. E vi benediranno ogni qualvolta, in questo centro, verrà salvata una vita umana.
Noi diciamo grazie a Dio onnipotente e misericordioso per il suo sguardo sempre attento agli uomini. E poi diciamo grazie di tutto cuore anche a voi, cari preti.
Il ringraziamento va a voi da parte di tutta la comunità musulmana di Ono 14 per questo grande gesto d’amore e di carità che avete fatto per questo villaggio sperduto e dimenticato nella foresta.
Questo centro di salute che voi avete costruito di vostra propria iniziativa per il bene della gente del campo, è un segno concreto, visibile e tangibile dell’amore che voi nutrite per alleviare le sofferenze della gente, senza distinzione. Attraverso questo gesto io vi dico che il vostro apostolato è degno di fede. Colui che realizza delle opere veramente in nome di Dio per il bene dell’uomo vede i risultati nei buoni frutti.
Oggi noi, in mezzo alla foresta, qui a Ono 14, usufruiamo del vostro lavoro di preti e questo conferma che lavorate per Dio lavorando per l’uomo. Avendo capito questo, oggi siamo venuti numerosi per esprimervi il nostro grazie più sincero. Pregheremo per voi perché Dio vi benedica e benedica il vostro lavoro. A Lui chiediamo di ringraziarvi e di darvi il salario per il vostro lavoro. Siamo felici e contenti per questo dono splendido e gratuito.
Allo stesso tempo vi chiediamo di continuare a sostenerci perché questo centro di salute dia conforto, sollievo e salute totale a tutti i nostri fratelli, sorelle e bambini che busseranno alle sue porte. Grazie di cuore».

In chiesa ha preso la parola una signora musulmana:

«… Se mi è permesso di esprimere ciò che penso, io direi che Ono 14 è senza dubbio benedetto! Possiamo essere fieri di dire che Dio ci guarda con preferenza perché Ono 14 è circondato di tanti e grandi villaggi che non hanno lo stesso nostro privilegio. Un centro di salute in un villaggio non elettrificato non lo si trova spesso. Ciò vuol dire che il P. Raffaele ha un debole per Ono 14… e noi ne siamo molto contenti. Poiché in una famiglia dove ci sono tanti bambini, ce n’è uno preferito, questi tende ad abusarne chiedendo sempre di più al padre. Anche se il P. Raffaele ha già fatto tanto per noi, oggi gli diciamo che non è ancora sufficiente… Al centro manca l’alloggio per l’infermiere affiché questi sia sempre a nostra disposizione tutte le volte che ne avremo bisogno!
Ancora, grazie e grazie! Che la gioia del Signore sia con tutti noi e con tutti i nostri cari!».

Riflessione di un rappresentante cristiano del villaggio:

«Questa domenica 30 agosto 1998 è davvero un grande giorno per gli abitanti di Ono 14. Due grandi avvenimenti ci hanno impegnato a prepararlo e ci riempiono di gioia: la prima messa nel Villaggio del P. Basile Aka, dei figli di don Orione, ordinato prete il mese scorso, e la benedizione del centro di salute rurale creato dagli stessi Padri di Don Orione nel villaggio e benedetto dal P. Angelo Girolami, Superiore della Vice Provincia Notre Dame D’Afrique. Il gesto di P. Francesco Bonomi di donare tutti i doni ricevuti in occasione della sua ordinazione sacerdotale in Italia, ha detto il P. Angelo, presentando allo stesso tempo il P. Basile, merita di essere ricordato e imitato.
Questi due avvenimenti, come potete constatare, hanno mobilitato tutta la popolazione di Ono 14 e una folta rappresentanza di villaggi, interessati al centro di salute e cascinali dei coltivatori — Beniankrè, Kraidykro, Akroaba I e II, Chantier, Wehou I e II, Hevea, Gassino, Batimakro, Obroukro, Nabaradougou, Koutoukro, Liberté et Treicheville — la cui popolazione è composta da cristiani, musulmani, protestanti e animisti. Come hanno collaborato alla costruzione con spirito di umana solidarietà e fraternità, oggi sono qui animati da profondo spirito ecumenico.
Tutte le parole pronunciate finora trovano già riscontro nella realtà in quanto, durante i 45 giorni di vita del centro sono state vjsitate e trattate-curate 765 persone sofferenti per malattie diverse. Il più diffuso è il paludismo, 40%; poi viene H.T.A. 10%; incidenti-ferite da machete 12%; morsicature da serpenti 8%; diarree 15%; tetano 7%; malnutrizione, ecc.
Attorno a questo, come già accennato, gravitano circa 3.000 persone sparse nei villaggi e cascinali di coltivatori con molti bambini. È chiaro quindi che non si tratta affatto di una cattedrale nel deserto, inutile e destinata a cadere presto in abbandono. Esso risponde ad una vera e grande necessità. Inoltre, ha la caratteristica di essere stato costruito, per ciò che concerne la manodopera, quasi completamente dalla popolazione, con turni di lavoro anche con gli abitanti dei villaggi vicini. Gli stessi cristiani del villaggio ne assumono la gestione infermieristica, economica e la manutenzione dei locali. La comunità cristiana, unita a tutta la popolazione, quindi, saluta quest’opera per il valore che essa rappresenta speranza per una vita sana!
Che Dio ci benedica sempre e ci aiuti a rispondere nel migliore dei modi, accogliendo la gente di qualsiasi religione, secondo lo spirito di don Orione e aiutandola a curarsi, a prendere coscienza che la salute è un aspetto importante della vita. Cercheremo di farlo con gli alunni della scuola d’alfabetizzazione, mediante incontri-dibattiti popolari e con le persone singole per aiutarle a ricordare “che è sempre meglio prevenire che curare”.
Il P. Raffaele, ci ha spiegato perché il Centro si è realizzato a Ono 14 e non in un altro villaggio, facendo della nostra comunità “il figlio preferito”. Senza voler togliere nulla ai fratelli che hanno bisogno forse più dì noi, e che lui potrebbe aiutare, voglio affermare che noi coinvolgendo la gente del villaggio, come comunità cristiana, faremo di tutto per continuare ad essere “prediletti” impegnandoci a portare avanti quanto già iniziato, ad assumere le strutture esistenti mantenendole in buone condizioni a servizio dei fratelli».

Raffaele Boi

Bomana (Costa d’Avorio)