Ragazzi che suonano Mozart…

Testimonianze


…in una periferia del Sud del mondo

 

Un prete operaio da tempo espulso dalla fabbrica è di nuovo in Salvador: l’ipotesi che si è dato apre spazio non solo ai promotori di salute che girano per le case con la bilancia per tenere sotto controllo i casi di denutrizione infantile; ma anche per i ragazzi che imparano a suonare col flauto minuetti di Mozart… 


 

San Roque, 27 ottobre 1992

 
Di fronte ad alcune situazioni, mi viene la tentazione di reagire alla Pasolini:
 

“Nei rifiuti del mondo, nasce
un nuovo mondo; nascono leggi nuove
dove non c’è più legge; nasce un nuovo
onore dove onore è disonore…
Nascono potenze e nobiltà,
feroci, nei mucchi di tuguri,
nei luoghi sconfinati dove credi
che la città finisca, e dove invece
ricomincia, nemica, ricomincia
per migliaia di volte, con ponti
e labirinti…

Nella facilità dell’amore
il miserabile si sente uomo:
fonda la fiducia nella vita, fino
a disprezzare chi ha altra vita.
I figli si gettano all’avventura,
sicuri di essere in un mondo
che di loro, del loro sasso, ha paura.
La loro pietà è nell’essere spietati,
la loro forza nella leggerezza,
la loro speranza nel non avere speranza”.

 
Questi versi di Pasolini sulla periferia di Roma, ben si adattano anche a molte parti di questa periferia.
Li osservo questi umani, educati ad altra vita che la mia: frutti di una storia tanto dìversi. E mi viene la tentazione di pensarla come Pasolini, una tentazione forte. Tentazione, perché il modo di pensare ed agire che io ho scelto è proprio il contrario di ciò che lui esprimeva con quelle affascinanti parole.
Affascinanti perché esprimono quello che uno vede, la paura che uno sente; e di fronte a questa paura uno si difende dicendo che lì nasce il mondo nuovo… eccetera.
Io invece ho scelto di “difendermi” in altro modo, dicendo:
* che “in questo accadere, una mostruosa distruzione. si compie”;
* che in qualche modo posso offrire strumenti di conoscenza e di manipolazione della realtà, con cui alcuni abitanti di queste periferie possono iniziare a definire per se stessi, per il proprio gruppo umano, un destino differente…
Ed è questa ipotesi di azione che mi fa scendere negli abissi dello smarrimento.
A volte questo mi sembra così lontano dalla realtà di cui sono testimone, che tutto mi si annebbia.
Mi perseguita l’idea che tutto sia un’illusione europea, che la scomparsa dell’homo sapiens è ormai vicina, che forse l’intelligenza era solo una delle tante specializzazioni possibili dell’essere umano.
L’intelligenza, quella scintilla tra milioni di altre specializzazioni che hanno costellato l’albero della vita, sembra si sia rivelata semplicemente questo: una luce che si accende e si spegne. Quando è venuto il momento della grande sfida – o dare la possibilità a tutti gli umani di usarla o estinguersi – essa ha scelto la strada dei pochi ed è scomparsa.
Mi rendo conto poi che questa visione distruttiva porta ad un’inerte rassegnazione che fa comodo solo – ma per poco – a chi vuole dominare il mondo con la finanza.
Ed allora riprendo la mia ipotesi, mi rimetto a pensare, a progettare, perché avvengano azioni che rimettano a fuoco l’apparato percettivo degli oppressi, e da lì mi ripeto i vari passaggi fino all’ipotesi gramsciana dei nuovi intellettuali come “stecche del busto”.
E così mi metto a riguardare questo angolino di mondo che è questa zona della San Roque, cercando di scorgere segni del ”nuovo” che questa ipotesi sta facendo nascere.
L’enorme diminuzione delle persone che vengono alla “consulta di salute”. Prima era una processione di gente, una lunga fila di “miserie” a cui dare pastiglie per alleviare un poco alcuni dolori e solitudini.
Ora il cartello enorme messo sul muro della cosiddetta “clinica” parla chiaro. Un cartellone dove puntualmente vengono annotate date, numero di persone, luogo di provenienza.
È una diminuzione geometrica!
Lo stesso dicasi dei casi di denutrizione, controllati puntualmente con la bilancia portata nella borsa di alcuni promotori nelle case dove si erano annotati i bambini di primo, secondo, terzo grado di denutrizione.
Come mai questa diminuzione? Forse che sono migliorate le condizioni economiche generali del Salvador, della città, della sua periferia? No. Sono molto peggiorate.
Ma la presenza di promotrici di salute nei vari luoghi permette una vera epidemiologia e prevenzione ed animazione.
Sono le stecche del busto.
 
E mi viene in mente l’altro giorno quando Mariarosa mi ha invitato, dicendomi: ”Vieni, perché quelli del centro di studio di san Roque ti aspettano.”
Erano lì, seduti attorno ad un tavolo.
Chi fa il doposcuola sa cosa vuol dire “seduti attorno a un tavolo”. Per questi ragazzi e ragazze, per cui lo scorso anno non c’era altra possibilità che gridare o stare in silenzio, che stare paralizzati o correre distruttivamente, che tenere le mani a penzoloni in avanti come scimmie, senza la capacità di guardarti negli occhi e con il solo meccanismo di difesa del ridacchiare gracidante eccetera… ora c’era il tavolo, il parlare uno alla volta, il guardare in faccia eccetera.
Poi quattro di loro (non ve li descrivo perché li potete immaginare) si sono alzati, si son posti davanti agli altri, hanno preso i flauti, hanno messo davanti a sé il leggio con il testo musicale ed uno di loro a voce alta ha detto:
“Ahora ustedés podràn escuchar el minuetto de Mozart”.
E – nel silenzio più assoluto – in quattro hanno suonato il minuetto di Mozart…
Ho ascoltato in silenzio anch’io, ma poi ho dovuto rifugiarmi nella mia stanza… Ma questa volta il pianto era di… non so, non so di cosa… perché dire di gioia è insufficiente: era un pianto di qualcosa il cui nome non mi sembra ancora inventato.
Forse questo è il mondo nuovo… Perché mai alla Scala di Milano potranno ascoltare una musica così. È un privilegio riservato a pochi…
E così potrei raccontarvi altre cose, in mezzo a questo rumore continuo, che non è più di elicotteri da guerra (per ora), ma di flauti, chitarre, canti… che Gabriel da mattina a sera insegna in questo centro di studio…
Anche la voce, a volte acuta, di Mariarosa che lotta ogni momento con ogni bambino o bambina per cercare di riordinare quelle mani che non sanno coordinarsi, quei corpi che non sanno esprimersi… anche quella voce sembra un suono di flauto…
A vederlo da questo punto di vista, questo piccolo pezzo di mondo può essere guardato senza sentirsi uccisi. Ed è questo che mi fa ritornare su dai miei abissi e mi ripone a discutere, scegliere, scrivere, proporre, animare riunioni, aiutare altri a prepararle…

Cesare Sommariva


 

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