I poveri, sacramento del peccato del mondo

Il Vangelo nel tempo (3)


“Ogni tre anni raccoglierete nelle vostre città la decima parte dei raccolti dell’ultimo anno. Essa servirà a sfamare i leviti, poiché non hanno una proprietà come voi, e anche gli stranieri, gli orfani e le vedove che abiteranno tra voi…Se metterete in pratica tutti questi comandi che oggi vi ordino, non ci sarà nessun povero tra di voi.”
(Dt 14, 28-29; 15,4-5)

La pagina evangelica che la liturgia ambrosiana fa ascoltare nella domenica che precede la quaresima, è tutta incentrata nel descrivere l’incontro di Gesù con Zaccheo. Uomo molto ricco, fa presente l’evangelista Luca, e capo di un gruppo di agenti delle tasse che operavano a Gerico per conto dell’imperatore romano che, al tempo di Gesù, era Tiberio. L’incontro di Gesù con Zaccheo è raccontato dal solo Luca; come è riportata dal solo Luca la parabola dell’amministratore disonesto e il giudizio di Gesù sulla ricchezza: “Ogni ricchezza puzza di ingiustizia: voi usatela per farvi degli amici…” ( Lc 16,9 ). Come pure solo in Luca le parabole dell’uomo ricco e del povero Lazzaro e del ricco proprietario terriero stolto. Soltanto lui nel vangelo delle Beatitudini ha : “ Guai a voi, ricchi, perché..” (Lc 6,24)

Non è un caso che gli studiosi definiscono il libretto di Luca ‘il vangelo sociale’ .

Lui, così sensibile a questo tipo di problematica, avendo sperimentato personalmente sulla sua propria pelle le conseguenze di appartenere, prima di essere forse riscattato da Paolo, al gruppo sociale degli schiavi, ha fatto sì che non si dimenticasse un Gesù attento, sensibile ai problemi sociali; un Gesù non neutrale che, di fronte alle differenze sociali, prende posizione senza ambiguità.

Oggi la gerarchia sacerdotale cattolica italiana (solo?) in presenza di credenti di altre religioni sembra molto indaffarata nel cercare di sottolineare l ‘ identità cristiana. Ma qual è l’identità cristiana?

A tale proposito viene citata spesso una frase di Gesù, non tenendo conto del contesto in cui Gesù l’ha detta : “I poveri li avete sempre con voi.” (Gv 12,8)

Di conseguenza così viene presentata l’identità cristiana:

“Non impicciamoci di povertà, di sapere quali sono i meccanismi che creano povertà, producendo impoveriti.
Accontentiamoci di aiutare i poveri.
Ci basta sapere che quello che facciamo a loro, lo facciamo a Gesù.”

Invece si dovrebbe trarre una conclusione opposta :

“Se è così, la ragion d’essere di ogni cristiano sino alla fine della storia deve essere quella di lottare perché spariscano le differenze sociali; lottare per abolirle, non per avvallarle.”

Aiutare i poveri e poi non darsi da fare per scacciare i mercanti dal tempio.

Non si tratta di incolpare qualcuno, ma di respingere una logica, un sistema che fanno di questo mondo una società del dominio, dell’accumulare a tutti i costi, dove gli esseri umani sono visti come

clienti da portar via al proprio concorrente, come un costo o come una opportunità di guadagno; dove ciò che è di tutti viene, a poco a poco, venduto a privati cittadini che comperano solo se sono certi di guadagnarci sopra. Di proprietà collettiva sembra siano rimasti solo i confini di stato.

Aiutare i poveri e poi non dichiarare apertamente, senza se e senza ma, che questa logica fa a pugni con il messaggio evangelico di Gesù. Le differenze sociali non fanno parte del mondo sognato da Dio Padre, quello che Gesù chiama ‘ Regno di Dio ‘.

L’identità cristiana non può che essere questa:

“lottare perché si realizzi la fraternità, cioè sparisca il modulo del ricco Epulone che banchetta splendidamente, mentre il povero Lazzaro si decompone nel pus.”

(Arturo Paoli)

Ho immaginato che cosa succederebbe se gli Zacchei di questo mondo (e ogni popolo, chi più chi meno, ha i suoi Zacchei) decidessero (è un’utopia solo pensarlo) di fare un quarto di quello che ha fatto lo Zaccheo del Vangelo: si libererebbe una bella fetta di risorse da mettere a disposizione di coloro ( e sono tantissimi ) ai quali è negata ancora la possibilità di costruirsi una vita degna di questo nome.

In attesa che Dio Padre converta i loro cuori, come dice papa Francesco, i cristiani, oltre al pregare, non possono fare nient’altro?

Se vogliamo essere discepoli di un Gesù attento e sensibile alle differenze sociali, una cosa sempre più appare urgente da fare :

“collaborare sempre di più con tutti gli uomini e le donne di ‘buona volontà’ a dare inizio a un movimento dal basso che abbia come obiettivo la costruzione di un sistema economico-politico-sociale che incominci a distribuire la ricchezza, che ogni anno viene prodotta con il lavoro umano, in modo inversamente proporzionale: cioè, chi ha avuto sempre di più, incominci ad avere un po’ di meno, e chi ha avuto sempre di meno, incominci ad avere un po’ di più”.

Col tempo questo porterebbe a far diminuire le disuguaglianze sociali e il mondo sognato da Dio Padre, farebbe un bel passo in avanti.

A parole tutti intuiscono che questa è la strada da percorrere.

Quando poi, però, si tratta di tradurre questa convinzione in scelte politiche, tramite formulazioni di leggi, qualsiasi forza politica mette queste scelte in fondo, ma molto in fondo, alla loro agenda politica, e così, alla fine, non si concretizzano mai!

Spesso mi chiedo il perché. Forse per timore di ricatti da parte dei vari Zacchei locali che, per ritorsione, invece di collaborare, farebbero aumentare il numero di coloro che sono esclusi dalla possibilità di costruirsi una vita degna di questo nome.

“Dell’artista si ammira l’opera, del politico la saggezza delle proposte. Ma se parla a vanvera, è una minaccia per la città”
(Sir 9,17-18)

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“Un politico saggio educa il suo popolo e governa in modo costruttivo.
Come è il capo di stato, tali sono i suoi ministri, e come è chi comanda una città, tali saranno i suoi cittadini.”
(Sir 10,1-2)

E io aggiungo: ‘Come è la gerarchia sacerdotale, tale sarà il cosiddetto popolo di Dio.’

“Se offri a Dio quel che hai rubato, ti burli di Lui.

Chi offre in sacrificio ciò che ha rubato ai poveri

è come chi uccide un ragazzo sotto gli occhi di suo papà,

perché un pezzo di pane permette a un povero diavolo

di campare e portarglielo via significa ucciderlo.

Chi porta via il nutrimento agli altri li uccide

e chi rifiuta il salario all’operaio è un assassino.”
(Sir 34,21ss)
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“Chi è solidale con i poveri è come chi offre a Dio sacrifici di lode.

Chi evita di fare ingiustizie è come chi presenta un sacrificio per essere perdonato.”
(Sir 35,4-5)

I poveri: sacramento della nostra giustizia.

Giorgio Bersani