Gli studenti in cattedra

Sguardi e voci dalla stiva (3)


Il ‘Global Strike For Future’, lo sciopero globale per il futuro, lanciato dalla studentessa sedicenne svedese Greta Thunberg, si concretizzerà il 15 marzo. Di lei si è parlato nel dicembre scorso quando, dalla Conferenza dell’ONU sul clima tenuta in Polonia, ha rimproverato i leader mondiali di “comportarsi come bambini irresponsabili, non abbastanza maturi da dire le cose come stanno”. Dalle informazioni risulta che gli studenti di sessanta paesi, tra cui l’Italia, si mobiliteranno per affermare il loro diritto al futuro, messo a rischio dalle emissioni di gas a effetto serra, ritenute fra le cause maggiori dei cambiamenti climatici. Non si tratta di una reazione emotiva giovanile, ma di una presa di posizione basata su dati scientifici rispetto ai quali le politiche degli interessi immediati e privati e dei nazionalismi, manifestano una sordità irresponsabile.

L’era geologica che stiamo vivendo viene definita antropocene per indicare un evento che per la prima volta è comparso sul nostro pianeta. La nostra è l’epoca nella quale le attività umane diventano una forza geologica capace di modificare in maniera radicale il funzionamento del sistema terrestre, dal cui equilibrio dipende l’habitat necessario alla nostra vita umana. Un tale traguardo era già stato raggiunto con l’accumulo negli arsenali delle potentissime e devastanti armi nucleari. Ora, invece, è lo stesso standard normale che comporta l’uso incontrollato delle fonti energetiche fossili (carbone, petrolio, e gas) a produrre l’aumento della temperatura media globale che può condurci ad una situazione non più governabile.

Dal più recente Rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico si può dedurre che il rispetto del limite massimo dei 2°C limita la restante produzione mondiale di CO2 a circa 700-800 gigatonnellate (Gt). Con l’attuale livello di emissioni di circa 40 Gt l’anno restano dunque ancora al massimo vent’anni dopo di che il budget sarà esaurito”
(H. Edenhofer).

I ragazzi che oggi hanno 15-20 anni sono informati su quanto sta accadendo. E la giornata di sciopero dalla scuola servirà a diffondere la consapevolezza. La loro spinta in avanti li porta a immaginare il proprio futuro e si rendono conto della irresponsabilità che domina sulla scena politica e anche sullo scarso interesse che gli adulti nutrono su questo problema che è vitale.

Papa Francesco nella Laudato sì ha scritto: “Il clima è un bene comune, di tutti e per tutti”. Questa verità elementare, che le stesse scienze riconoscono come problema comune globale, non trova posto negli accordi di diritto internazionale e per la ripartizione degli oneri legati alla tutela del clima. Mentre, al fine di rispettare il non superamento dei 2° centigradi a livello mondiale, è necessario lasciar nel sottosuolo

“almeno il 70% del carbone, il 30% di gas e il 30% di petrolio… E inoltre i pozzi di assorbimento del biossido di carbonio (CO2) a livello globale – atmosfera, oceani e foreste – devono essere preservati dal sovrasfruttamento (che porta alla loro saturazione)”
(H. Edenhofer).

Il paradosso terribile è quello che enuncia l’autore indiano Amitav Ghosh:

«Oggi, proprio quando si è capito che il surriscaldamento globale è in ogni senso un problema collettivo, l’umanità si trova alla mercé di una cultura dominante che ha estromesso l’idea di collettività dalla politica, dall’economia e anche dalla letteratura».

Oggi sono i ragazzi a venirci a dire che il re è nudo. Da loro, dalla loro voglia di futuro, noi adulti o anziani, dovremmo essere sollecitati a mettere al centro una norma etica essenziale: pensare e agire pensando alla prossima generazione, coscienti che non è più sufficiente ridursi al perimetro familiare. E’ l’atteggiamento che può riscattarci dalla dittatura del presente, la malattia che rende ciechi e che ruba il futuro ai nostri figli e nipoti che diciamo di amare.

Roberto Fiorini