Una penisola felice

Ci scrivono (3)


 

C’era una volta l’Italia, un’isola felice, un paradiso terrestre fra le nazioni, un luogo tranquillo, sicuro, gioioso.

Certo, c’era qualche piccolo problema come la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra, i voti di scambio, il nepotismo, i favoritismi agli amici degli amici, i Consigli Comunali commissariati per infiltrazioni della criminalità organizzata.

Certo, c’era qualcosina che non andava, come la corruzione, fra le più alte in Europa, gli appalti pubblici truccati, l’evasione fiscale alle stelle e il lavoro nero, un debito pubblico quasi da paese del terzo mondo, una classe politica quasi mai capace di far durare per intero una legislatura.

Certo, c’era qualche piccola incongruenza, come il fatto che un tizio condannato in via definitiva sia stato, in precedenza, per anni, un acclamato premier.

Certo, c’era qualche minuscolo neo del passato, come le peggiori stragi del dopoguerra tra i paesi occidentali, mai del tutto chiarite e, spesso, impunite.

Certo, c’era qualche piccolo e insignificante episodio di violenza, come i magistrati che saltano in aria mentre guidano o mentre sono davanti alla casa della madre. Forse erano troppi vicini a dimostrare il legame fra mafia e certa politica.

Certo, c’era qualche sporadico fatto di sangue, come i giovani che guidavano ubriachi o che si accoltellavano in discoteca per uno sguardo e una parola di troppo.

Poi, sono arrivati gli immigrati e hanno rovinato questo paradiso.

Matteo Callegariprestigiatori-italiani