Vox populi, vox Dei?

Ci scrivono (1)


 

Cari amici,

vi scrivo in queste giornate davvero terribili di navi bloccate, porti chiusi, contenziosi tra Stati sulla pelle dei migranti, in cui il “rancore di massa” verso l’immigrato, trovando sponda governativa nel duo Salvini-Di Maio, si sente “finalmente” libero di potersi istituzionalmente manifestare.

Non che fino ad ora si sia scherzato beninteso; perché dalla Turco-Napolitano, alla Bossi-Fini, allo sceriffo Minniti (non a caso elogiato da Salvini per il suo “lavoro”) per i migranti qui la “pacchia” non è mai cominciata.

Altri hanno fatto la pacchia, e continuano a farla sulla loro pelle: i banditi al governo dei loro paesi di provenienza e/o di imbarco, le potenze imperialiste che bombardano ed affamano, gli scafisti che li trasportano, i governi “democratici” che li “accolgono” per selezionarli e “palleggiarseli”, i padroni (agrari e non) che li trattano come bestie da soma.

Che poi tutto ciò crei delle “tracimazioni” che ricadono sul vivere civile e sull’ordine pubblico, beh questi per le nostre “maggioranze” sono solo “effetti collaterali” da trattare con il rafforzamento dei corpi di repressione, con la libertà di sparare, e con la Forze Armate perbacco…

Non voglio addentrarmi in analisi che state conducendo da tempo in maniera egregia, mettendo a fuoco tutta una serie di falsi “luoghi comuni” usati per alimentare questo volgare “dagli all’immigrato”, ma semplicemente testimoniare il mio disgusto a fronte di quella che sta diventando una “ideologia totalitaria di massa” senza alcun bisogno di avere PRIMA elaborato un preciso “corpus teorico” di riferimento.

Anzi, molti di quelli che praticamente alimentano questa campagna semi-nazista dichiarano ipocritamente di “non essere razzisti” (sic).

E infatti, per certi versi il razzismo qui non c’entra. O per meglio dire, ce lo si mette dentro in qualche maniera per “tonificarsi” (i neri sono “sporchi”, “non si lavano”, “hanno un odore…”, “sono incivili”, “ chiedono la carità con in tasca gli smartphone”, “pretendono”, “delinquono” ecc. ecc.), ma in fondo il vero nervo scoperto è LA PAURA DELLA PERDITA DEL NOSTRO “BENESSERE”, DELLE NOSTRE “SICUREZZE”, È LA FRUSTRAZIONE DELLE NOSTRE ASPETTATIVE TRADITE…

Il rancore verso “ciò che non va” viene così scaricato sugli “estranei”, su quelli che “vengono da fuori a fare casino”, Gente che si fa fatica a capire ma che allo stesso tempo è facilmente individuabile come “nemico”…

Già: il “nemico interno”. Una volta per i poveracci era il padrone; ora è quello che sta peggio di me, che vuole avere ciò che io possiedo…il fellone. Se “noi italiani” (sic) mettiamo fuori le palle, glie lo facciamo vedere. Siamo “invasi” e dunque: “à la guerre comme à la guerre”. Pensionati o lavoratori dipendenti che si vedono “svalutati” immobili su cui hanno investito una vita di “sacrifici”, che traducono i perché della disoccupazione negli “intrusi” che “ci rubano i posti” (i più raffinati ci spiegano che essi fanno “dumping salariale”); commercianti che temono per la loro attività e la loro sicurezza; giovani allo sbando che diventano ciucchi dal rosario interminabile di inutili domande di lavoro…questa è la base di massa del clima anti-immigrato che si respira ad ogni angolo di strada.

Non che Hitler avesse costruito l’arianesimo e l’antisemitismo sul nulla, certamente. Ma il fenomeno attuale, non meno pericoloso, sta proprio nel fatto che sembra partire dal basso, dalla “democrazia”, e coinvolgere trasversalmente strati sociali più disparati, appartenenze politiche ed ideali (o ciò che rimane di esse), “destra, centro e sinistra”. Ricompattando nel nazionalismo sbracato e becero tipico di noi italiani una “società civile” che non possiamo più definire tale, ma che anzi chiamerei incivile. La quale non ha più il senso dei diritti elementari, della solidarietà, del vivere comune, della partecipazione, della crescita che non sia quella (misera) del PIL…

In tutto ciò le responsabilità della cosiddetta “sinistra” (italiana, europea, mondiale) sono enormi. Coniugando il concetto di internazionalismo proletario col nazionalismo russo e cinese (=Stati capitalisti come e più degli altri), per poi passare ad adulare i Marchionne di turno, ci si è trovati in braghe di tela senza quasi accorgersene…Non che la deriva poteva essere bloccata, non dico questo; ma un argine andava messo e come perbacco!

Mentre ora il peso di questa responsabilità ricadrà proprio su quelle generazioni che gli over 60 hanno creduto in qualche maniera di tutelare, “preservandole” dalle maree e dalle tempeste.

Socialmente e politicamente solo un movimento operaio appena decentemente attrezzato poteva trasformare in opportunità di cambiamento “in progress” l’arrivo di questi nostri fratelli dai teatri di guerra e di fame.

Fermare questo fenomeno EPOCALE (simile per molti aspetti alle trasmigrazioni che accompagnarono la caduta dell’Impero Romano) è come “scuà ‘l mar” dicevano una volta i milanesi (quando c’erano ancora i milanesi). Hai voglia di “chiudere i porti” o di sparare ai barconi…

E dunque, secondo me, ci avviamo a una fase molto dura di “guerra tra poveri”, alimentata ad arte da chi vi ha tutto da guadagnare. La storia insegna. Ma chi oggi è interessato veramente alla storia?

Ecco che allora noi -anche se “stagionati”, ma direi proprio per questo – dobbiamo condurre ogni giorno, come ne siamo capaci, ma dappertutto e quotidianamente, la nostra battaglia per far emergere la vera situazione delle migrazioni, ed al contempo combattere chi ci specula sopra per “risolvere” la crisi del capitale in distruzione di massa. La questione migranti diventa un nodo politico e umano di fondo su cui saremo chiamati tutti a misurarci. Non uno dei tanti problemi, ma “il” problema per molti versi; da cui far ripartire esperienze collettive di riscatto e di emancipazione. Proprio ora che la “vox populi” crede di potersi “tranquillizzare” dando addosso all’”untore” (nero).

E del resto lo slogan “aiutiamoli a casa propria” è il più falso, insulso, vile che sia stato coniato, dal momento che NESSUNO di quelli che lo pronunciano è disposto a rinunciare ad un grammo di quel “benessere” che ci ritorna proprio “grazie” alle nefandezze che imprese e Stati compiono ogni giorno “a casa loro”…

 

Se credete che stia esagerando nei toni e nelle valutazioni, ma non penso perché state anche voi, eccome, in mezzo alla gente, vi faccio questi pochi, semplici, significativi recentissimi esempi.

A) Cugino toscano, 70 enne, sempre di sinistra, che ha sempre votato a sinistra. “La Repubblica” in tasca. Dice: “Io non credo all’integrazione”. Gli rispondo: “Infatti non vanno integrati, ma accolti e valorizzati, sono una grande risorsa in una società putrida, vecchia, egoista, senza futuro.” Mi guarda come un marziano.

B) Badante per mia mamma, 45enne, pugliese. Mentre parliamo delle sue disponibilità lavorative mi dice: “Tanto tra noi italiani ci possiamo intendere”. Le replico: “ Se è per quello io mi intendo benissimo con gente di ogni provenienza…” Mi fa lei, decisa: “No, no, siamo invasi, non se ne rende conto?”. Le dico: “Non tantissimi anni fa quello che lei dice dei migranti era diretto ai meridionali, lo sa?”. E lei: “Ma noi eravamo italiani e si veniva a lavorare, no a rubare.”

C) Giovanotto di 20 anni, disoccupato. “Ha visto che Salvini ci ha fatto un po’ rispettare?” Gli replico: “Questo è come te la presentano. Vediamo se gli arrivano altre navi come questa, e non trova “soccorso” da altri governi come quello spagnolo, se e come fa il bullo. Se gli esplode una crisi internazionale ne riparliamo.” Risposta: “Intanto però qualcuno ha tirato fuori le palle, no chiacchiere”. Gli dico che quando un popolo è ridotto a cercare uomini con le “palle” è ridotto male, che c’è poco da vantarsi per la guerra ai migranti, si pensi piuttosto a dare soluzione ai problemi sociali, come promesso in campagna elettorale…

Mi ascolta, non trova argomenti, ma credo che per smuoverlo ci vorranno – ahimè – prove traumatiche.

Non auspico nulla. Credo però che siamo ridotti ad un livello tale di sclerosi multipla da non essere più in grado di capire se non “terapie d’urto”.

Come dice un adagio “ quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”.

Ecco, ora il gioco si sta facendo veramente duro. Si tira a far male. Dunque attrezziamoci, perché chi vorrà difendere veramente “gli ultimi degli ultimi”, quelli della “stiva”, si troverà ancora di più “minoranza della minoranza”…

Questione di abitudine. E di scelta di vita.

A chi viaggia in direzione ostinata e contraria, col suo carico speciale di speciale disperazione…” (F. De André).

Graziano Giusti