Ricordo di don Giovanni Carpené

Ricordiamo i nostri compagni di viaggio (3)


«Il giusto fiorirà come palma, crescerà come cedro del Libano. Nella vecchiaia darà ancora frutti, sarà vegeto e rigoglioso per annunciare quanto è retto il Signore mia roccia, in lui non c’è ingiustizia» (Salmo 91).

Così ho pregato all’annuncio della morte di Giovanni Carpené, uno dei primi preti operai italiani, appartenente alla nostra diocesi.

È stata una conoscenza a distanza, non ci siamo molto frequentati, ma ognuno sapeva dell’altro.

La sua persona ha rappresentato molto per me: anche il solo sapere della sua esi-stenza, delle sue scelte di vita mi ha incoraggiato a percorrere una strada, la sua, dentro il filone evangelico dell’incarnazione, dell’essere “come loro”, come Gesù di Nazareth “Filius Dei faber”.

Lo ricordo con il suo fisico di uomo ben piantato e con una grande forza nello Spirito, occhi parlanti condivisione, vicinanza alla vita della gente, partecipazione, accoglienza, interessamento e coinvolgimento nella vita dell’altro, vicino o lontano, straniero in Italia o nel Laos e Cambogia e… soprattutto gratuità, come il suo fraterno sodale Luisito Bianchi.

Ci siamo rivisti nella vecchiaia e tra noi era fiorito un sogno/impegno: scrivere una storia, la nostra, gente di confine, gente con l’odore delle pecore (almeno quelle operaie!).

Non importa se non la scriveremo sulla carta: rimane scritta nelle nostre vite, nelle mani, nel cuore… in questa esistenza buttata via, come altre, solo “per il Regno di Dio e la sua giustizia”.

Grazie, Giovanni!

Gianpietro Zago

L’Azione, 8 luglio 2018