È cambiato il direttore dell’orchestra, ma l’interpretazione dello spartito?

Sguardi e voci dalla stiva (6)


 

È consuetudine ormai, se ben ricordo, fin dalla metà degli anni ’50 nella diocesi di Milano celebrare al primo maggio la festa del seminario. In quel giorno le porte del seminario maggiore vengono aperte al popolo dei credenti così che possano liberamente visitare i luoghi della formazione dei futuri responsabili delle comunità.

Per noi seminaristi, soprattutto noi liceali, era veramente un giorno di festa: niente scuola, cambiava il menù del giorno, potevamo muoverci liberamente senza permesso in ogni angolo del seminario.

Era soprattutto il giorno in cui ricevevamo la visita solenne dell’arcivescovo.

Questa tradizione si è ripetuta anche quest’anno.

Mi è capitato di leggere l’omelia tenuta dall’attuale arcivescovo in questa occasione.

Durante il rito della “frazione del pane” nella basilica del seminario pur parlando a tutti, il suo pensiero alla fine si è rivolto al gruppetto di coloro che sarebbero stati, il mese successivo, ordinati presbiteri. Il cronista non riporta purtroppo i riferimenti biblici che hanno fatto da spunto per le sue riflessioni. Però presenta l’omelia con questo slogan: “Si cerca gente disposta a seguire Gesù”.

Infatti “cercasi gente, uomini e donne che…” è il ritornello che ha introdotto ogni suo passaggio.

Riporto qualche passaggio di questa sua omelia.

Si cerca gente che sia disposta a stare dalla parte degli sconfitti, dalla parte dei vinti.

Si cercano uomini e donne che si espongano all’impopolarità, non per stupidità o per un gusto di provocazione, ma per una esigenza di coerenza.

Si cercano uomini e donne che si decidano per la perseveranza nel bene, anche quando ricevono in cambio insulti e disprezzo, uomini e donne che praticano la mitezza, anche in un contesto aggressivo, che ricambino lo scherno con un sorriso, l’ingratitudine con la generosità”. (Se Gesù si fosse fermato al solo “beati” e non avesse detto anche “guai”, sarebbe stato ugualmente condannato alla morte in croce?).

Si cerca gente che faccia fronte al pregiudizio e che contrasti l’ingiustizia con buoni argomenti e con parole vere, sapendo però che i buoni argomenti e le parole vere non sono molto efficaci contro le sassate.

Si cerca gente che continui ad aver stima degli uomini e delle donne del suo tempo, anche quando sembrano così meschini, così ottusi, così noiosi; gente che continui a seminare parole di libertà, pensieri di verità, proposte di fraternità, inviti alla conversione, nella persuasione che in ogni donna e in ogni uomo c’è un pezzetto di terreno buono, che prima o poi porterà il suo frutto, dove il trenta, dove il sessanta, dove il cento per uno.

Si cerca gente che continui ad aver stima di sé, anche quando deve costatare di combinare così poco, di raccogliere risultati così stentati, di essere un po’ una delusione per chi si aspetta miracoli e meraviglie; che continui ad aver stima di sé, facendo conto del giudizio di Dio piuttosto che di quello degli uomini, compiendo le opere di Dio (quali?) piuttosto che le opere attese e pretese dagli uomini” (da quali uomini?)

Si cerca gente che indichi la via della povertà, la via della castità e della fedeltà nell’amore… la via del perdono e della riconciliazione, anche se molti pensano che sia più efficace la vendetta e più persuasiva la legge del taglione…

Insomma si cerca gente che creda in Gesù, che segua Gesù, ne imiti la vita e quindi metta in conto di essere trattata come Gesù”.

Se avesse terminato così la sua omelia, nessuna osservazione, se non quella di essere stato un po’ generico e in alcuni passaggi un po’ mistificatore.

Senonché si scusa di non aver fatto un passaggio, che lui sente doveroso, giustificandosi dicendo che le letture bibliche lo hanno costretto a dire parole un po’ inquietanti, anche se vere.

Rivolgendosi direttamente al gruppo di coloro che sarebbero stati ordinati presbiteri, dice :

Forse avrei dovuto dare anche motivi per convincere queste giovinezze promettenti, che desiderano fare della loro vita un servizio alla Chiesa nel ministero presbiterale, collaborando con il Vescovo per continuare la missione (quale?) che Gesù ha affidato alla Chiesa, che hanno davanti un futuro glorioso e una carriera garantita o almeno una sistemazione dignitosa”.

Questa conclusione ha fatto affiorare alla mia memoria di PO alcune critiche provenienti dal mondo cattolico di fronte alla scelta del lavoro in fabbrica: “Voi portate via un posto a un padre di famiglia”.

Conclusione che mi è parsa fare a pugni con quello che Gesù, un giorno, a un tale, che gli aveva espresso la sua sincera volontà di seguirlo ovunque andasse, aveva risposto: “Le volpi hanno una tana e gli uccelli hanno un nido, ma il Figlio dell’uomo non ha un posto dove poter riposare” (Lc 9,57-58).

Una conclusione che mi ha fatto ricordare quello che Pietro, a conclusione della sua prima lettera ai cristiani delle varie comunità dell’Asia minore, afferma:

Ora mi rivolgo a quelli che in mezzo a voi sono responsabili della comunità. Anch’io sono uno di loro… Voi, come pastori, abbiate cura del gregge che Dio vi ha affidato; sorvegliatelo non per semplice mestiere, ma volentieri, come Dio vuole. Non agite per desiderio di guadagno (lett.: per sporco interesse).

Non comportatevi come se foste i padroni delle persone a voi affidate, ma siate un esempio per tutti. E quando verrà Cristo, il capo di tutti i pastori, voi riceverete una corona di gloria che dura per sempre” (1 Pt 5,1-4).

GIORGIO BERSANI