Una lettera dal Mexico

Internazionalismo



Trascriviamo brani di una lettera arrivata nel luglio ‘87 a un PO da una Piccola Sorella di Charles de Foucauld che vive tra gli indios messicani.

Da soli 15 giorni (cioè dall’inizio di giugno) abbiamo seminato: le piogge quest’anno sono arrivate tardi, ma non si perde la speranza: ci siamo decisi a seminare “a secco”, poi finalmente è piovuto…
La situazione economica è tremenda: nelle famiglie più povere mancano addirittura l’olio e lo zucchero. I pochi vicini che hanno ritentato l’avventura degli Stati Uniti, dopo l’approvazione della legge Simpson Rodino (che multa i padroni che danno lavoro ai CentroAmericani) sono stati rimandati in Messico senza un soldo! La frontiera è strettamente controllata e poi sparano raffiche di mitra nell’acqua del Rio Bravo, così la fanno finita con quelli che vogliono passare. Poi con la faccenda dell’AIDS, c’è uno stretto controllo medico di tutti gli emigrati che obbligano a ritornare.
In Città del Messico non c’è lavoro: i pochi che lavorano come manovali guadagnano 20 mila pesos la settimana, che corrispondono al valore di di 100 chili di mais, che una famiglia consuma in due settimanel Per il resto non ci sono soldi. In Città del Messico ad ogni passo, nel metrò, negli autobus, ci sono mille e mille venditori ambulanti che vendono di tutto, perfino piccole cose costruite da loro; i bambini di 5 o 6 anni vendono cicche fino a tardi la sera. E’ doloroso.., e la soluzione non si vede.
Il governo di Miguel de la Madrid in questi 6 anni ha seguito fedelmente la politica dei suoi predecessori: un governo populista e assistenzialista. Da qualche mese si distribuiscono buoni per il latte e le tortillas un po’ come ai tempi del fascismo in Italia con le famose tessere. Mentre intanto qui c’è bisogno di lavoro e di un po’ più di dignità.

Il Partito Repubblicano Istituzionalizzato da 30 anni è al potere ed ora sta preparando le nuove elezioni presidenziali, con un populismo tremendamente sfacciato!
Noi in questa situazione di
peccato insieme ai nostri vicini vogliamo aprire ancora di più gli occhi e le orecchie per vedere meglio e ascoltare il perché di questa realtà che peggiora sempre più e che ci sta marcando la vita e il nostro essere. L’altro giorno in una riunione sulla salute e la medicina naturale qualcuno diceva che stiamo così perché non siamo uniti e non ci organizziamo… e si cercava di andare più in fondo, alla radice del problema: e insieme vedevamo che è perché siamo poveri siamo di questa classe sociale che è costretta ad essere produttrice e consumatrice dei prodotti del capitalismo; oggetto delle manipolazioni dei partiti politici, e infine utilizzata come carne da cannone!
Poi andando ancora più a fondo ci siamo resi conto che siamo persone con un cuore e con una intelligenza; che abbiamo i nostri progetti e pensieri; e che Dio stesso si è fatto come noi e che la forza che sentiamo dentro è la presenza di Dio in noi. Allora dobbiamo mettere tutta la nostra intelligenza (che per l’indio è il cuore, o meglio, lo stomaco) al servizio di tutti.
Così ancora una volta è successo che il conoscere un po’ di più la realtà ci ha fatto riprendere fiato e vedere che possiamo cercare delle soluzioni alla nostra portata e che Dio vive dentro di noi …ci è sembrato una forza nuova!

Concretamente in uno dei locali della casetta del Pueblo stiamo preparando erbe medicinali in tintura per poi distribuirle in piccole dosi: in questo ci ha aiutato una ragazza india di un altro villaggio; e ciascuna di noi ha raccolto le erbe medicinali che si trovano qui. Questo sarà un servizio per tutto il villaggio.
Stiamo vedendo la possibilità di andare noi direttamente a raccogliere il mais dove sta già maturando, in modo da ottenerlo a un prezzo più basso.
Sono certamente piccole cose, ma ci aiutano a prendere coscienza e a formarci noi dei criteri, per diventare capaci di reagire pubblicamente nelle riunioni del Presidente Municipale, o di fronte a qualche misura restrittiva del governo.

Quando guardo i miei vicini, mi viene in mente ciò che diceva Balta il guerrigliero, che è vissuto qui da noi più di 15 giorni: diceva che un giornalista aveva camminato con loro per una settimana; non c’era da mangiare se non qualche radice, e poca acqua che incontravano durante la marcia; al terzo giorno quel giornalista non ce la faceva più e diceva: “lasciatemi qua…”; e aggiungeva: “i contras e il governo Reagan non potranno mai sconfiggere la guerriglia, perché i guerriglieri sanno resistere hanno una forza dentro e uno sguardo sicuro!”.
EI pueblo nessuno lo può distruggere. Quando penso che da qualche giorno il governo messicano ha accettato una legge di sterilizzazione di tutte le persone di qualunque età e sesso — legge imposta dal Fondo Monétario Internazionale — mi dico che sta succedendo come ai tempi del faraone con Israele in Egitto.
Eppure non dobbiamo rassegnarci a sopravvivere, perché siamo fatti per la vita in pienezza e quello che vogliamo è che tutti possano vivere.

Anche la situazione di don Anastacio, nostro vicino, in carcere ingiustamente da novembre dello scorso anno, ci ha fatto camminare: ci siamo messi a studiare la costituzione e le leggi, ci siamo uniti come una sola voce per difenderlo e per difenderci. Ci sarà un ultimo processo la prossima settimana; per adesso stiamo scoprendo come tutte le accuse sono false…
Don Gennaro a un vicino che doveva fare la sua testimonianza nel processo diceva: “Non devi avere paura di dire la verità, perché la verità è Dio”.

In mezzo a tutto questo c’è la realtà semplice di tutti i giorni: al pascolo o al telaio tessendo (e poi ci pagano una miseria) o facendo le tortillas; cercando l’acqua e la legna… nella fiducia grande che Dio è il Signore della storia e di tutte le situazioni umane; è dentro la nostra vita come il Servo, come il difensore… Sai che alle Piccole Sorelle in Nicaragua (che vivevano in un villaggio continuamente oggetto delle incursioni dei contras, e quindi sono state trasferite con tutti gli abitanti del villaggio) è stata data una terra buona e fertile, dove si trova miele selvatico, dove c’è un fiume e possono pescare? Le sorelle vivono sotto la tenda con altre tre famiglie: ancora non hanno case, le stanno costruendo. Tutto il villaggio sta cambiando radicalmente non solo di territorio, ma anche di professione: prima facevano vasi di terracotta, ora coltiveranno per il loro consumo e ad ogni famiglia daranno 5 capi di bestiame. E’ una vita nuova: e poi coltivare la terra in comune, ecc., non sarà facile, ma piuttosto doloroso, così come è stato doloroso lasciare l’altro villaggio: anche se povero, era la terra che li aveva visti nascere e crescere!
Le Sorelle hanno dovuto incoraggiare i vicini ad avere fiducia nella rivoluzione sandinista: proprio nei giorni del trasferimento c’era presente una piccola sorella cubana che ha potuto parlare ai vicini della rivoluzione a Cuba, dei suoi vantaggi, del rispetto che ha avuto soprattutto per la religione; perché invece i contras fanno una tremenda campagna contro il comunismo, che non rispetta la religione, ecc.

Mi sembra dono camminare riscoprendo continuamente la preghiera di supplica e di intercessione: è necessario portare su di noi questo peccato dell’umanità: così Dio può continuare a ripetere “ho ascoltato il grido del mio popolo”. Io sento che il mio corpo è marcato sempre più da questa vita dura e rude; perché questa è una situazione inumana, troppo precaria: è una situazione di peccato che grida a Dio. I dieci anni che ho vissuto qui nel villaggio si vedono nel mio corpo e nella mia sensibilità: qualche mese fa è morta una vicina, la più povera fra i poveri… io ho sentito un dolore anche fisico, come se fosse della mia famiglia… e vicino a questo sento tutta la ribellione alle situazioni ingiuste e inumane che sono un’offesa a Dio! La preghiera di supplica e intercessione allora è reale, nasce dal di dentro: dallo stomàco, direbbero i miei vicini. E nello stesso tempo mi sembra affascinante mescolarsi alla massa umana… in questo villaggio indigeno fino ad essere una di loro, e rimanere fino a che vedono la loro vita riflessa nella mia in modo da riconoscermi davvero come loro sorella!

Certe volte sento dentro di me una rabbia tremenda… la ipocrisia e la menzogna non possono continuare ad esistere… e invece sono quasi diventate la situazione normale! Vedessi il mondo della frontiera con gli USA, dove le multinazionali hanno installato il loro regno di sfruttamento: è uno scandalo! La fabbrica diventa tutto il fine della tua vita, ti programma tutto, ti predispone tutto, anche l’uso degli anticoncezionali; ti organizza il fine settimana nei luoghi di divertimento della stessa fabbrica, ti vende i vestiti alla moda che trovi nei suoi negozi, ecc.
Due Piccole Sorelle lavorano lì ed ogni tanto
subiscono una visita medica tremenda e degradante e umiliante: infatti, se qualche ragazza rimane incinta, la sbattono fuori, o le predispongono tutto per l’aborto.
Non c’è sindacato: è proibito; ed è pure proibito qualunque tipo di riunione… Conoscono tutto della tua vita: ancora non sanno che le due sorelle sono religiose, perché vivono in un quartiere povero, in una casetta semplice: se no, non ci sarebbe lavoro per loro: si accettano religiosi solo quando appartengono a sette religiose “tranquille”!
Che situazioni difficili, dove il solo condividere, subendo coscientemente… per adesso, è seme di solidarietà e liberazione…

Una Piccola Sorella di Gesù



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