Una proposta dal Centroamerica a tutti i PO


Nord – Sud


Una lettera di Ubaldo Gervasoni


Cari Roberto e Gianni,

tramite Mariella di Pax Christi e Rutilio Sanchez sacerdote del Salvador, che credo conoscerete perchè è stato più volte in Italia, vi mando un saluto dal Nicaragua e in voi saluto tutti i PO che conosco e mi conoscono.
Consideratemi sempre un fratello che percorre le nostre lente strade di liberazione spirituale, politica e materiale dentro l’esperienza di Gesù ed il piccolo cammino dei pretioperai italiani.
Se Gesù chiamasse alla sua sequela delle persone ricalcando il suo passato, certamente chiamerebbe degli operai o dei laici o dei contadini; non andrebbe certo a chiamare un sacerdote.
lo non so quanto questa rivendicazione del sacerdozio ci introduca alla sua sequela; alludo sia alla nostra ambiguità irrisolta di preti e operai; ma alludo anche al nostro cammino percorso per “essere del popolo” tra i poveri.
Pare che, nel massimo comandamento dell’essere prossimo al fratello nel dolore, Gesù attraverso la parabola abbia non solo escluso i preti (mio padre che li ha frequentati diceva che l’inferno è “suolato” di teschi di preti), ma anche i sacrestani (leviti). Teniamoci perciò questa contraddizione, dato che peraltro lottiamo per superarla nelle scelte di classe che andiamo quotidianamente facendo qui e lì.

Come sapete lavoro in Nicaragua nei villaggi nuovi della montagna, dove si radunano i contadini sia per difendersi collettivamente dai contras, sia per lavorare la terra dentro le nuove cooperative della Riforma Agraria. Inoltre sempre lì mi dedicherò a vivere e a cogliere con loro le tradizioni popolari religiose. Quindi preteoperaio italiano in servizio tra i campesinos nicaraguensi!
Il tempo di permanenza è da stabilirsi.

Inoltre in Salvador c’è Pietro Brignoli. amico mio che domani vado a trovare, ed è PO contadino e bergamasco.
Come vedete, s’apre fra noi non una falla d’acqua o una fuga, ma una nuova solidarietà missionaria, la cui missione consiste nell’accompagnare il popolo in liberazione: possiamo chiamarla “pastorale di frontiera” che il popolo (i popoli) richiede.

La mia proposta ai PO italiani è di due tipi:
1. fare proprio a livello nazionale un progetto di solidarietà da realizzarsi in qualche comunità cristiana coinvolta nel processo di liberazione (che io o Pietro potremmo sottoporvi);
2. assumersi per un determinato periodo il servizio della “pastorale di frontiera” nel Salvador, là dove spesso per paura manca la sola presenza fisica del sacerdote. Si tratterebbe di avviare una staffetta un po’ programmata attraverso ferie, aspettative, cassintegrazione, pensione… di vari PO che si alternano ogni qualche mese.
Rutilio può dirvi tutto, soprattutto la ricchezza spirituale, internazionalista, umana che ne sgorgherebbe.
lo ci conto anche per dare nuovo respiro al nostro movimento.

Vi abbraccio nella fede, nei poveri e in Cristo.
A voi, al coordinamento, alla prossima assemblea

Ubaldo Gervasoni

Managua, 23.2.87