Solidarietà e fanatismo

Sguardi e voci dalla stiva (4)


 

Notizia raccolta dal televideo: 18 marzo 2018, Monginevro (1900 metri di altezza), in mezzo alla neve di una gelida giornata di primavera, una famiglia nigeriana – composta dal padre, due bambini di due e quattro anni e la mamma incinta all’ottavo mese – sta cercando di attraversare il confine. I quattro si imbattono in una guida alpina francese che li raccoglie e porta la donna all’ospedale di Briançon.

Sembrerebbe una vecchia storia da libro Cuore che si rinnova nel duemila, ma non è così perché la guida viene prelevata, condotta in Gendarmeria con l’accusa di aver violato le leggi sull’immigrazione. Rischia fino a cinque anni di prigione.

Questa notizia è passata sotto silenzio perché ha fatto una fugace apparizione sul televideo e non ha riempito le colonne dei giornali, né ha mobilitato il popolo del web. Si tratta invece di una pietra miliare che sancisce il principio secondo il quale la solidarietà è un crimine. Guai a chi conserva ancora un briciolo di umanità, che sente ancora la necessità di dar da bere agli assetati e da mangiare agli affamati. Devono essere imprigionati perché forniscono il cattivo esempio. L’individuo – attraverso slogan come “prima gli italiani” o “prima i francesi” – è stato convinto e facilmente si è fatto convincere che gli altri siano il nemico da combattere e, nella migliore delle ipotesi, un semplice corollario che ha il solo compito di osservare autisticamente l’ascesa al cielo degli eletti e la discesa agli inferi dei dannati. Nessuno si fa domande e si forniscono risposte preconfezionate. Nessuno vuole sentire storie che raccontano la fuga dalla morte, dalle devastazioni e dalle violenze che portano esseri umani a perdersi nella nebbia e nel gelo di una fredda primavera europea. Tutto viene allontanato e attutito e nessuno si chiede un perché che non sia l’addomesticato figlio di un’altra nebbia raccolta in una scatola quadrata che esala mortiferi fumi.

sialzailvento

Credo che frasi come: “prima qualcuno” non rappresentino il buon senso di chi possiede solo un pezzo di pane e sceglie di dividerlo con amici e conoscenti, ma il titolo del manifesto programmatico del nazismo. Infatti, non sono passati neanche cento anni da quanto frasi di questo tipo attraversavano la Germania e poi si è compiuta una delle peggiori nefandezze della storia dell’uomo. Nello stesso modo, prevedere il carcere per chi aiuta un immigrato non è la giusta logica per fermare chi lucra col loro traffico, ma sancisce la fine della solidarietà e l’ascesa del fanatismo.

In questa direzione, è significativo quanto scrive, nel suo libro “Cari fanatici”, Amos Oz, raccontando del ritrovamento, negli scavi di Khirbet, di un piccolo coccio, datato tremila anni fa, che conteneva la seguente dicitura:

Non fate così e servite il vostro Signore. Giudicate lo schiavo e la vedova. Giudicate l’orfano e lo straniero. Supplicate per il bambino, supplicate per il povero e la vedova. La vendetta in mano al re, l’umile e il servo proteggete. Lo straniero supportate.”

Conclude Oz: “Si tratta in fondo di uno scrupoloso inventario in cui sono comprese quasi tutte le categorie di oppressi che la civiltà antica conosceva. Tutti hanno trovato posto in quel piccolo coccio largo in tutto circa sedici centimetri, sì da arrivare nelle nostre mani proprio adesso.”

Giuseppe Callegari