Intervento a un convegno europeo dei Gesuiti

Memoria di Tony Melloni (4)


Nel 1990, dopo 18 anni di lavoro in fabbrica a Parma, il Superiore Regionale mi ha chiesto di cambiare città, pur mantenendo la missione verso il mondo operaio insieme a due confratelli già presenti a Livorno. Ben presto ho constatato l’impossibilità di trovare un lavoro dipendente, sia a causa della mia età (avevo già 52 anni) sia per la crisi di posti di lavoro.

Dopo un anno di ricerca e di ambientamento si sono delineate due possibilità di inserimento:

  1. la formazione degli Obiettori di Coscienza presso la Caritas Diocesana;
  2. un aiuto pastorale nella Parrocchia del quartiere Shangay, al posto di un gesuita più anziano morto nel ‘91.

Parlo soprattutto del secondo impegno, anche se ci sono dei punti di contatto con il primo: infatti la Caritas manda ogni anno due Obiettori a fare il servizio civile a Shangay, in appoggio ad una comunità di 4 Suore, inserite ed impegnate anche socialmente nel quartiere con doposcuola, infermeria, accoglienza di detenuti in permesso e altre persone in difficoltà, aiuto alle famiglie povere…

Gli impegni propostimi dal Parroco riguardavano soprattutto aspetti religiosi e pastorali: Messa quotidiana presso le Suore, Messa domenicale in Parrocchia, organizzazione della catechesi, visita ai malati, ecc.

Mi sono ben presto reso conto, anche attraverso la visita capillare a tutte le famiglie, che non si poteva trascurare l’aspetto culturale e sociale.

Il quartiere, costruito tra gli anni 30 e gli anni 60, è abitato da circa 4.500 persone (1.600 famiglie). Sono case di edilizia popolare. Quasi tutte le famiglie sono di estrazione operaia-popolare; quasi il 50% di esse è costituito da anziani (molte le donne sole;); sono frequenti i “casi sociali” (tossicodipendenti, ex detenuti); vi sono situazioni di povertà culturale ed economica che si tramandano per generazioni; i giovani fanno fatica a trovare un lavoro.

Politicamente prevale la scelta della sinistra: un tempo il Partito Comunista (PCI); ora la maggioranza è nel Partito Democratico della Sinistra (PDS) erede del PCI, ma rimane un combattivo nucleo del Partito di Rifondazione Comunista (PRC).

Il quartiere dunque ha grossi problemi, ma ha anche alcune importanti risorse: oltre alla Parrocchia, alla Comunità delle Suore, e oltre ai partiti, ci sono alcuni Centri Culturali (pittura e musica) e il Punto Incontro Donna (dove la divisione politica non ha lacerato l’impegno): questo Centro, oltre ad organizzare una scuola di cucito, è l’animatore dei diversi momenti della vita del quartiere: l’albero di Natale con tutti i bimbi della Scuola Elementare e Materna, il Carnevale, la Festa “Shangay tra fantasia e realtà”, iniziative di solidarietà per bisogni vicini e lontani, ecc.

In queste iniziative i diversi Centri del quartiere, compresa la Parrocchia, e la Circoscrizione (divisione amministrativa del Comune), danno ciascuno il proprio contributo.

Io personalmente, che non abito nel quartiere, ma vi entro ed esco ogni giorno, sono molto grato verso queste realtà con cui collaboro, ed ho imparato e ricevuto molto da loro: l’amicizia, la costanza, il coraggio di riannodare i contatti, l’impegno nelle iniziative, la schiettezza nel parlare… Più che la riuscita o meno delle iniziative concrete che si sono tentate nel quartiere (di cui dirò dopo), penso che l’impegno e insieme il dono più importante per me sia stato finora quello di poter accompagnare, stare accanto alla gente, nei momenti di gioia e di sofferenza, nelle feste organizzate, nei momenti di assemblee di lotta sociale, nei momenti di difficoltà delle famiglie e di singole persone.

Essere accanto a credenti e non credenti, di qualsiasi tendenza politica o livello culturale, adulti o bimbi. Essere accanto come uomo, come fratello, come prete, non da un punto di potere, ma piuttosto da un punto di debolezza.

Essere accanto non solo in Chiesa, ma nelle case, nei cortili di quelle case popolari dove scendono le scale degli appartamenti da 4 o 5 piani e dove la gente sosta a chiacchierare e i bimbi giocano gridando.

E fermarsi con la gente per strada, all’ospedale, al cimitero…

Essere accanto preparando un battesimo, un matrimonio, la Prima Comunione o la Cresima, le feste del quartiere.

Essere accanto in un ascolto, un consiglio, una proposta di fede, un aiuto materiale, un gesto di affetto e di consolazione, una presenza nella solitudine.

Quale Dio, quale Chiesa mi si rivela in questi incontri, in questo accompagnamento?

Un Dio fatto uomo, per il quale la vita di ciascuno è preziosa e va difesa.

Un Dio che mette in comunione tra loro le persone.

Un Dio che sta troppo stretto nella Chiesa e nelle chiese e che rompe i gusci in cui lo vogliamo rinchiudere.

E una Chiesa quindi come comunione e comunità aperta.

Una Chiesa che non giudica solo a partire dalle leggi, ma accoglie e accompagna le persone a partire dal punto in cui sono e dalla vita che hanno alle spalle. Una Chiesa dentro e non una Chiesa a parte.

Vorrei però accennare, come dicevo prima, a due progetti di aggregazione:

  1. uno a carattere più culturale e sociale rivolto ai “giovani della piazzetta” (maschi e femmine) e già concluso in modo un po’ traumatico;
  2. un altro a carattere più religioso, che è ancora in svolgimento.

1) Vedendo sempre un gruppo di giovani e ragazze “posteggiati” con i loro motorini nella piazzetta del quartiere, mi sono chiesto (alla scuola di Don Milani) se non era possibile coinvolgerli in qualche iniziativa di crescita culturale e di dialogo.

Con l’aiuto di alcune persone e l’appoggio logistico della Circoscrizione abbiamo iniziato un approccio che ha risvegliato un loro interesse: abbiamo visto insieme alcuni film, indicati anche da loro, con un minimo di commento; poi abbiamo riflettuto su tematiche di vita giovanile (famiglia, scuola, lavoro, amore, fede, Dio, Chiesa, sofferenza…, utilizzando delle schede proposte dalla Diocesi; infine, con l’aiuto di un regista, i giovani hanno realizzato un video sulla loro situazione nel quartiere. Ma proprio questo video, a causa di alcune frasi compromettenti (uso di stupefacenti) riportate da un giornale, ha scatenato la rabbia e la sfiducia dei giovani verso di noi (si sentivano traditi) e, nonostante alcuni tentativi di riprendere il dialogo, la cosa è morta lì. Ma la voglia di ritentare un dialogo in altri modi c’è ancora.

2) Nella Parrocchia pian piano in questi anni è cresciuta una piccola comunità, partendo dalla catechesi degli adulti e quindi dall’ascolto condiviso della Parola di Dio e della realtà sociale vicina e lontana. Alcune famiglie giovani, nell’occasione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana dei loro figli, hanno riscoperto da adulti la loro chiamata alla fede e alla testimonianza del Vangelo, impegnandosi nella animazione della Liturgia, nella catechesi ai bimbi e nella solidarietà verso i più poveri ed emarginati del quartiere. Si vivono alcuni momenti comunitari forti, come il campeggio estivo per famiglie, la preparazione delle feste religiose e delle feste del quartiere, la solidarietà con realtà del Terzo Mondo, ecc. Certamente ci sono molti limiti e alcuni rischi, ad esempio quello di chiudersi ad altre realtà, perché si sta bene insieme; ma intanto ringrazio il Signore di questo dono e spero che si estenda e diventi sempre più una realtà di comunione e di solidarietà a favore di tutto il quartiere.
 
Concludo.

Manolo Fortuny, Segretario europeo della Missione Operaia S. J. (MOSJ), che è venuto recentemente a trovarci a Livorno e che ha fatto con me un piccolo giro del quartiere, contattando alcune realtà, ci ha fatto una proposta: “Voi dovreste andare ad abitare nel quartiere di Shangay”. Certamente potrebbe essere una scelta significativa per la Compagnia italiana, come lo è quella di Scampia a Napoli; ma non mi pare che sia dietro l’angolo.

Tony Melloni