Ricordi di Toni Revelli

Memoria di Toni Revelli (1)


Pochi giusti reggono il mondo. O almeno sostengono una larga cerchia di amici, compagni impegnati in qualcosa di giusto, di buono. Uno di questi giusti è stato Antonio (Toni) Revelli, centro di tanti contatti attivi nella chiesa e nella città di Torino (e non solo), “andato avanti” il 17 dicembre, a 82 anni. Prete operaio (fece anche il camionista), tra i più rappresentativi di questa vocazione, uno dei preti torinesi più fedeli al Concilio, libero e positivo collaboratore di Pellegrino e dei vescovi successori, sempre con franchezza e parresia, ha studiato sociologia religiosa e problemi del lavoro, ha saputo stare ugualmente vicino al popolo delle parrocchie come alla chiesa di base e ai movimenti, non certo per indifferentismo, perché aveva chiare posizioni. Ha cucito vivi contatti di solidarietà internazionale tramite il Cisv, specialmente in Nicaragua. Ha vissuto con saggio e avanzato equilibrio il cammino dalla tradizione all’aggiornamento evangelico conciliare, che ha avuto la gioia di vedere procedere con papa Francesco. Appassionato del vangelo vissuto e degli ultimi nella società, costruttore di amicizie, in tanti l’abbiamo salutato con dolore per l’assenza e con gratitudine per la presenza. Fu tra i primi operatori per l’ecumenismo, amico dei pastori torinesi, con i quali studiava la Scrittura per preparare le omelie domenicali. Era uno spirito forte, semplice, lieto, libero, dotato di quell’umorismo sorridente, che smonta gli assolutismi e valorizza le cose buone, piccole e povere. Sapeva stare ugualmente bene con le persone di cultura come col popolo della saggezza e della fatica quotidiana. Fu anche nella redazione del “foglio” dall’inizio nel 1971 fino al numero 66, del settembre 1978. Nell’ufficio pastorale del lavoro, con Esterino Bosco e Matteo Lepori, promosse quelle comunità ecclesiali popolari sul territorio cittadino, come via Germanasca e S. Andrea.

Che cos’è la morte, Toni? Non sentiamo la tua risposta, sappiamo che ci pensavi, negli ultimi tempi. Ma sentiamo un mormorio di risposte non urlate, le sentiamo venire da lontano e da vicino, dall’alto e dal basso. Spendere la vita per gli altri, per la vita degli altri, è vivere. Nell’antico Cantico dei cantici, due innamorati dicono che l’amore è forte come la morte. Cioè, la morte non è più forte dell’amore. Vediamo che tutta la storia è una contesa fra amore e morte. Tu, Toni, hai giocato dalla parte dell’amore, come il tuo e nostro rabbi, il falegname di Nazareth, crocifisso e vivo, e suscitatore di vita ai poveri. Tu sei morto con questa vita addosso e dentro, più forte della morte. Tanti amici ti ringraziano.

 

Due ricordi su Toni Revelli

 

Mia moglie e io ci sposammo nel marzo 1975, per contestare il Concordato, con due riti distinti: il mattino matrimonio in municipio, celebrato da Diego Novelli, nostro amico, consigliere Pci e non ancora sindaco, e il pomeriggio nella comunità cristiana a cui apparteniamo ancora. Al matrimonio civile, alcuni della parentela non se la sentirono di venire, non sembrava un vero matrimonio. Ma fra altri amici, era presente anche Toni Revelli, prete.

 

Mi racconta Tommaso Cravero, che fu sindaco Pci di Settimo dal 1975 all’85, un episodio riguardante Toni Revelli, che fu per lui significativo. Cravero aveva lavorato come chimico alla Farmitalia, dove era sindacalista Cgil. In quel tempo Toni lavorava come autista di camion nella ditta edile Delsedime, di Settimo. Una volta, tra il 1965 e il 75, ci fu alla Farmitalia uno sciopero dei chimici, indetto solo dalla Cgil. Toni Revelli si trovò ad entrare col camion nello stabilimento, per qualche lavoro in corso della ditta. Vide che la Cisl non solo non aderiva, ma volantinava contro lo sciopero. Toni si fermò ad esprimere chiara disapprovazione per la mancanza di solidarietà della Cisl verso la Cgil.

Enrico Peyretti

(pubblicato su il foglio n. 438 / gennaio 2017)

(Nei 3 articoli seguenti continua il ricordo di Toni Revelli)