Comunità di S. Andrea / sabato 11 marzo 2017

Memoria di Toni Revelli (2)


52toni_revelli_80_anniChe cosa dice a noi la vita di Toni Revelli, prete operaio, amico di tanti?

È stato un prete a-clericale, o sclericale: prete senza aura sacra, quindi come parte del “santo popolo di Dio” (espressione di Francesco), non sopra, non a parte. Il clericalismo come separazione è una eresia, cioè uno strappo. Il sacerdozio è comune, le funzioni sono varie. Come diceva Lutero: «Sacerdoti si nasce col battesimo, ministri si diventa». Una base dell’ecclesiologia evangelica.

Mi dicono che i giovani preti sono ri-clericalizzati. È vero? Sarebbe un guaio.

Presbitero” è il più “anziano”, avanti nel cammino, capace di fare unità, con pratica di accoglienza dello Spirito in sé e per la comunità.

Toni aveva uno spirito di serietà e leggerezza insieme. Una interiore fede solida, senza posa, senza peso. Sapeva, con un umorismo leggero, o uno schiaffetto di simpatia, relativizzare le cose troppo assolute, senza perdere nulla delle cose serie. Gesù dice di prendere la croce con lui, ma dice anche: «Il mio giogo è leggero». Serietà leggera e leggerezza seria, quella di Toni. Un’ottima combinazione.

É stato libero e fedele. Si dice che ad uno che gli chiedeva un consiglio, come di farsi guidare, abbia detto «Dai retta a me, fai come vuoi, come senti giusto».

Tutto il sacro va ri-umanizzato. Il sacro è l’intoccabile, riguarda il “dio lontano”, il tutt’altro, il trascendente, anche il terribile. Invece: Dio, di cui non sappiamo nulla e che non vediamo, si è fatto vicino, umano, intimo, vivificante. Il santo non è il sacro. Santo vuol dire buono, che ama, che fa bene; il sacro affascina e spaventa, domina, asservisce; il santo profuma, attira, benefica, ama.

Così, l’ironia buona di Toni, riportava all’umanità dell’uomo e di Dio insieme, le cose “sacre”. Chiamava la talare, quando c’era ancora, la “maxi-gonna”.

Per un incidente sul lavoro si ruppe un braccio. Il vescovo Saldarini aveva appena scritto una pastorale “Guardare in alto”. Quando vide Toni col braccio al collo, gli chiese: «Oh, cosa è successo?». E Toni: «Eh, a forza di guardare in alto…».

In poche parole, è stato una figura di prete umano. Come oggi papa Francesco. Quella parola laica, appena eletto, “buona sera!”, ha fatto dire a molti, anche a me: “sembra un uomo”. Chi ha visto papi come Pio XII, che appariva come un ieratico mostro sacro, impressionante, di Francesco dice: «Questo è un papa-uomo». Gesù si chiamava “figlio dell’uomo”. Ed è Dio con noi. Non voglio far dire a Toni tutte queste cose, ma è ciò che penso nella memoria viva di lui.

Enrico Peyretti