N°99-100 / Memoria del futuro

Editoriale 2


Da alcuni anni i pretioperai italiani prolungano il loro consueto incontro annuale con un convegno aperto a tutti, dedicato a temi e nodi dei due fronti che caratterizzano la loro esperienza: fede e condivisione delle sorti e delle lotte dei più poveri. Questo appuntamento viene preparato dal gruppo lombardo che fa dell’argomento scelto il tema di ricerca dei propri incontri bimestrali. I testi che trovate in questo fascicolo sono parte di questo percorso di approfondimento sul tema del prossimo convegno dal titolo “Parola incatenata, Parola liberata, la Parola ci libera” (Bergamo, 27 Aprile 2013. Tutte le informazioni necessarie le trovate nelle ultime pagine). A 50 anni dal Concilio Vaticano II, avvertiamo l’esigenza di riconsiderare il ruolo della Parola biblica. Essa, dopo un lungo esilio, è stata ritrovata e posta a fondamento di una rinnovata comprensione della fede e dell’autocomprensione ecclesiale; ma nel presente ecclesiastico sembra aver perso di nuovo la centralità a vantaggio di un magistero che, di fatto, la sostituisce. Senza indulgere in celebrazioni commemorative, vorremmo fare di questo anniversario un’occasione propizia per attivare – con l’indispensabile spirito critico che l’evangelo stesso domanda – una “memoria del futuro”. L’espressione paradossale trova giustificazione nel concetto biblico di memoria, preoccupato più di far rivivere gli eventi fondatori che non di ricostruirne le fattezze. Cosa significa, oggi, essere una chiesa “sotto la Parola”?
Per avvicinarci al nucleo incandescente del tema scelto, abbiamo scelto di partire rileggendo la nostra esperienza, provando a far emergere la nostra storia con la Parola biblica. Gli articoli che trovate hanno, dunque, un carattere testimoniale, che lascia trasparire il corpo a corpo personale e comunitario col testo biblico, condotto in questi anni dai pretioperai. Il genere letterario della testimonianza esprime la singolarità dell’esperienza narrata; ma, allo stesso tempo, fa emergere intuizioni ed interrogativi che vanno oltre il vissuto di chi parla e sono in grado di interpellare una più vasta cerchia di persone. Potrete verificare come la Parola letta, annunciata, studiata, condivisa, celebrata dai pretioperai abbia giocato un ruolo decisivo, allargando gli orizzonti, diventando punto di riferimento per le scelte di vita, comunicando un modo di essere umani, liberando da altre obbedienze, aprendo al nuovo… In particolare, dalle testimonianze riportate emerge quale carattere specifico l’ascolto di questa Parola nella storia. La questione del “punto di vista”, sottolineata in più interventi, costituisce un nodo da approfondire. Le enunciazioni ricorrono a linguaggi differenti del tema (leggere la Bibbia con i poveri; ricevere dai poveri la Parola – essere evangelizzati; scegliere il punto di vista di chi sta sotto; ecc.); ma tutte esprimono un medesimo problema: il rapporto tra Scrittura e vita, tra Parola e storia, sia individuale che collettiva. In fondo, la parabola dei p.o. sta tutta in questa sfida. E, forse, anche il piccolo contributo che possiamo offrire su questo tema è nell’orizzonte di una lettura non religiosa, non chiesastica di questa Parola (la città, la strada, le case, le fabbriche: questi i luoghi di ascolto evocati). Una lettura dagli ampi orizzonti (quelli del Regno!), che prova a mettersi in ascolto del sogno di Dio per il nostro tempo. E lo fa in dialogo con le speranze e le angosce dell’umanità, senza semplificazioni integraliste, cercando di discernere i segni dei tempi.
Ora, il nostro presente (soprattutto quello ecclesiale) non è più convinto di questo. Il clima conciliare, da molti richiamato, è perlopiù venuto meno; ed il nuovo “spirito dei tempi” spinge a letture intimiste e religiose delle Scritture.
Questa constatazione ci spinge a rimotivare la relazione Parola-storia, quasi a recuperarla, mostrando la fecondità di questo punto di vista dal respiro ampio. In particolare, la storia vista “dal basso” sembra, oggi, una prospettiva perdente. Il recupero positivo della svolta costantiniana (non solo Scola!), lo sguardo calamitato unicamente su questioni bioetiche e di morale sessuale in nome di una presunta “legge di natura” da difendere, la resa di fatto all’ideologia neoliberista: tutto questo (e molto altro) produce una lettura della Bibbia “dall’alto”, che muta la Parola da “accogliente” ad “escludente”, da “esistenziale” a “dogmatica”.
In questo numero, trovate anche un primo tentativo di riflessione sul tema, che va al di là della testimonianza personale.
Tutto questo costituisce materiale di preparazione al convegno e stimolo iniziale per una riflessione condivisa anche con i nostri lettori.

Angelo Reginato


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