Parola che salva, Parola che guarisce

Il Vangelo nel tempo / itinerari di approfondimento


Il titolo di questo contributo che mi permetto di condividere con voi è quello di un magnifico libro di Eugen Drewermann. Si tratta di una serie di interviste che il teologo, filosofo e psicoanalista tedesco ha rilasciato sui temi fondamentali dei suoi studi e della sua opera, e che sono state, nell’edizione italiana, raccolte nel libro di cui sopra.
Drewermann in Germania è molto noto per la sua applicazione della “psicologia del profondo ” alla esegesi della Bibbia e conseguentemente alla teologia. Si tratta di un metodo assolutamente rivoluzionario, che fa di questo autore il degno continuatore dell’opera dei Dottori della Cristianità. Come infatti Agostino seppe stabilire una correlazione tra il messaggio biblico e la filosofia neo-platonica e stoica, come Tommaso d’Aquino realizzò un’analoga operazione correlando la Rivelazione biblica con la filosofia di Aristotele, così il nostro ha tracciato le basi fondanti di una nuova interpretazione ed attuazione del messaggio della Sacra Scrittura, in piena aderenza alla contemporaneità.
Basandosi sulle intuizioni di Freud ma soprattutto su quelle di Carl Gustav Jung, Drewermann invita ciascuno di noi ad interpretare le vicende descritte nella Bibbia trascendendo il loro valore puramente storiografico. Non si tratta di negare i grandissimi risultati che nell’800 e nel ‘900 sono stati acquisiti dal metodo storico-critico. Allora si trattava di dare una base scientifica alla ricerca esegetica, in modo da collocare le scienze teologiche al livello di quelle profane.
Ma successivamente, con la crisi della modernità, dopo la seconda metà del XX secolo, e l’avvento del post-moderno, l’accento nella ricerca storica e filosofica si sposta. Alla certezza scientifica assoluta si preferisce una visione basata sul soggetto che, oltre al livello della razionalità e della coscienza, è caratterizzato da un continente sommerso, che è l’INCONSCIO. Questo continente sommerso è stato scoperto da Sigmund Freud, ma chi lo ha esplorato descrivendolo in modo assai più esteso è Carl Gustav Jung.
Secondo le scoperte di Jung, che Drewermann incorpora ed amplia in una prospettiva teologica, le vicende narrate dalla Sacra Scrittura, per poter essere veramente accolte dall’anima dell’uomo, per poter veramente essere la Parola che, come spada a doppio taglio, penetra entro le pieghe più intime del nostro cuore, devono essere vissute e sperimentate come visioni simboliche ed oniriche. Secondo Drewermann, nella Bibbia il linguaggio primario che Dio usa è quello del sogno e della visione. E questo linguaggio, alla luce della storia dei popoli e delle religioni, è il linguaggio di tutte le rivelazioni religiose e filosofiche. I simboli che la Bibbia ci presenta diventano quindi segni di una realtà interiore, dell’anima, realtà che è innata in ogni uomo, al di là del tempo e dello spazio.
In questa prospettiva il messaggio scritturistico per l’uomo del XXI secolo, per l’uomo post-moderno lacerato dall’angoscia, si trasforma veramente in EVANGELO, cioè in buona notizia. Leggendo usa, soprattutto vivendo, le storie della Bibbia, nelle quali Dio Padre nell’Antico Testamento e Gesù Cristo nel Nuovo Testamento entrano nel cuore dell’uomo e lo liberano dall’angoscia che è la madre di tutte le situazioni di disagio e di dolore del corpo e dell’anima. Così ciascuno di noi può, PARTENDO DAL PROFONDO che si apre dentro di lui, sperimentare una autentica liberazione interiore che si trasforma in una forza di liberazione sociale e politica. Perché, come sostiene Drewermann, la radice del male sociale e politico è sempre insita nel male individuale, nel disagio profondo che angoscia ogni essere umano, e che trova casse di risonanza ed ampliamenti nella società di massa.
Nella mia vita di uomo e di prete ho avuto modo di sperimentare la verità di questa visione. Sono convinto in modo particolare che Gesù nella sua esistenza terrena abbia dedicato la maggior parte della sua missione a realizzare proprio questa liberazione profonda di ciascuna persona che ha avvicinato. E come suo discepolo, come continuatore dell’opera degli apostoli, anch’io ritengo che portare i miei fratelli e sorelle al Regno sia, primariamente, aiutarli a percorrere quel cammino di liberazione interiore che questa interpretazione della Scrittura può offrire. Questo in aperto contrasto con quelle forme di miracolismo e di guarigione che singoli e gruppi hanno propugnato con forme ignoranti e superstiziose, indegne di una seria ricerca scientifica.
Come in ogni altro momento della storia del Cristianesimo, dobbiamo avere il coraggio di confrontare la Parola, Eterna ed Immutabile, la Parola che è Dio, con le acquisizioni della ricerca scientifica e filosofica umana. Rinunciare a questo confronto può soltanto avere conseguenze deleterie. Può, da una parte, aprire sempre di più la voragine che si è aperta tra il Cristianesimo e il mondo della ricerca e della cultura laica, favorendo critiche da parte dei laicisti ed ateisti. Ma, ancor peggio, può far sprofondare la Cristianità in un abisso di fanatismo e fondamentalismo tale da riportarla al più buio e tetro oscurantismo.
 

Padre Antonello Antonelli


 

 

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