Un visionario capace di costruire relazioni

Memorie vive: Gianni Chiesa (1)


“Una persona leale, sempre pronta e disponibile”. Così è stato definito Don Gianni Chiesa morto all’età di 72 anni il 21 novembre 2015. Ordinato sacerdote nel 1968 dopo due anni di servizio parrocchiale inizia a lavorare in fabbrica, dapprima in una piccola fabbrica e poi alla Dalmine.
Si impegnò anche presto nel sindacato con diversi incarichi sindacali fino a diventare Segretario generale provinciale della Fim-Cisl di Bergamo. Ha contribuito con disponibilità piena e convinta, insieme ad altri, a far diventare la Cisl un sindacato sempre più libero e aperto a tulle le istanze della società e del lavoro. Hanno scritto di lui i suoi compagni del sindacato che don Gianni è sempre rimasto nel cuore della Cisl di Bergamo con quel suo sorriso che arrivava prima di lui, segno di una disponibilità piena e convinta.
Terminato l’impegno nel sindacato, per diversi anni collabora con il Centro sevizi stranieri del Comune di Bergamo e lì maturò l’idea di fondare nel 1993 l’Associazione Casa Amica per dare una risposta, attraverso la casa, ai primi flussi migratori importanti che coinvolgevano il territorio di Bergamo. In pratica Casa Amica, che poi è diventata Fondazione per l’housing sociale, si preoccupava di trovare casa per immigrati e comunque con attenzione agli emarginati.
Casa Amica è diventata una importante esperienza di sevizio e volontariato sociale. Ha rivoluzionato il modo di trovare casa a chi ne aveva bisogno, ed è stato solo uno dei tanti esempi in cui don Gianni per tutta la vita è stato vicino agli ultimi.

I tanti che l’hanno conosciuto hanno visto in don Gianni una persona leale, sempre pronta a mettersi in gioco e a disposizione dei più bisognosi. Un visionario capace di costruire relazioni e di fare rete e un imprenditore intelligente e capace sempre a servizio dei più deboli.
La scelta di stare a fianco dei più fragili era inoltre accompagnata da una vita spirituale ricca, votata alla riflessione, alla lettura e all’incontro, vivendo anche l’esperienza della comunità.
Concludendo: don Gianni, prete operaio e non solo, è stato simbolo di un impegno della chiesa nella società e nel lavoro che obbligava a sporcarsi le mani, a “condividere” pienamente per poter parlare di qualcosa che veramente si conosceva. Alla notizia della morte, si sono moltiplicati gli attestati di cordoglio e di stima, così come durante i funerali con la commossa partecipazione di molti sacerdoti e di una numerosa folla di amici e di conoscenti.

Giacomo Cumini