Em busca de um Sonho

Cambia la figura della Chiesa? (5)


Alla ricerca di un sogno

 

Giovedí scorso (7 aprile), le famiglie accampate dallo scorso anno nell’accampamento Mons. Tomás Balduíno, appartenenti al movimento popolare dell’MST (Movimento dei Contadini Senza Terra), nella regione centrale dello stato del Paraná, sono state vittime di un’imboscata realizzata dalla Polizia Militare dello Stato assieme ad un gruppo di pistoleiros contrattato dall’impresa di legname e cellulosa Araupel.

Nell’attacco codardo sono stati barbaramente freddati a colpi di mitragliatrici sparati alla schiena ed alle tempie i contadini Vilmar Bordim, di 44 anni, leader religioso, sposato e padre di tre figli e Leonir Bhorbak, di 25 anni che lascia la sposa incinta di nove mesi.
Sono stati anche feriti dai proiettili della PM sette contadini, due dei quali sono stati arrestati ed, in manette, portati in ospedale per essere sottoposti ad intervento chirurgico.
L’accampamento è formato da circa 1500 famiglie (circa cinque mila persone) ed è situato in un immobile rubato, anni fa, dall’impresa Araupel. La Magistratura, dopo analisi dettagliate, ha definito l’area di utilità pubblica e dev’essere destinata ai fini della riforma agraria.
Dalle testimonianze raccolte dalle vittime, si é trattata di un’imboscata premeditata. Non c’è stato nessun confronto tra le parti. Un gruppo di 25 contadini circolava nell’area a pochi chilometri dall’accampamento quando è stato sorpreso dai pistoleiros e daí poliziotti che lo aspettava sistemati in trincea. La Polizia Militare ha attaccato l’auto e le motociclette dei contadini che hanno cercato rifugio nel bosco adiacente. Tutte le vittime sono state colpite alle spalle, fatto che denota che stavano scappano e non in confronto con le forze dell’ordine (sic!) ed i pistoleiros (come riferito alle emittenti dal Comando della PM).
Il luogo dell’imboscata è stato isolato dalla PM per piú di due ore, impedendo il soccorso alle vittime e permettendo che fosse fatta piazza pulita di tutti gli indizi che potessero incriminare i poliziotti. Non è stato permesso l’accesso al luogo dell’imboscata né agli avvocati né a quanti volesso  documentare il fatto (la stampa e le famiglie delle vittime). La PM ha poi provveduto a rimuovere le due vittime senza la presenza dell’Istituto Medico Legale della Polizia Civile.
Poche ore dopo l’uccisione dei due contadini sono stato chiamato dai leaders dell’accampamento. Ho potuto raggiungerlo solo la mattina del venerdí. Ho notato che la cittá di Quedas do Iguaçu era piena di Poliziotti di vari corpi speciali. Mi hanno poi riferito che sin dall’uccisione dei due contadini, la Polizia, attraverso ronde ostensive, ha sparso il terrore nella città ed anche in quella di Cascavel dove erano stati trasferiti i feriti gravi, impedendo che stampa ed avvocati potessero incontrarli e parlare con loro.
Il vile attacco è avvenuto pochi giorni dopo che autorità (militari e politiche) dello stato del Paraná si sono sedute a tavolino con i quadri della Araupel e col sindaco ed altri responsabili politici della città di Quedas do Iguaçú.
Seguo il movimento dei contadini senza terra da piú di vent’anni e qui nello stato del Paraná la sua attuazione è sempre stata pacifica ed organizzata, con l’obiettivo di promuovere la riforma agraria, rivendicando che la terra compia la sua funzione sociale, cioè quella di rendere possibile il sogno di una vita degna per migliaia di famiglie di contadini senza terra .  In una parte del latifondo rubato dalla Araupel sono già state sistemate legalmente circa 3000 famiglie.. Non è stato facile, questa volta, entrare in quell’accampamento da sempre vivace, creativo e ben organizzato. Il clima era pesante. Frustrazione ed indignazione si leggevano su tutti volti delle persone incontrate. L’attesa delle salme dei due contadini assassinati sembrava portare ad un disanimo collettivo. La paura di nuovi attacchi era reale. Il comando della PM (registrato in audio) minacciava altro spargimento di sangue casomai le due bare fossero state portate all’accampamento. La famiglia di Vilmar decise di non correre il rischio mentre la vedova di Leonir attese con noi il feretro del marito. È arrivato alle 17:30. Ho avuto tutto il giorno per preparare la liturgia (dei tre preti della parrocchia nemmeno l’ombra), ma quando è toccato a me… non sapevo da dove cominciare. All’entrata  dell’accampamento avevo notato una scritta scolpita su una grande fetta d’albero (símile alle opere scolpite da Cechíno Scarpulí): “EM BUSCA DE UM SONHO. ALLA RICERCA DI UN SOGNO”.

 A pochi giorni dalla Pasqua – memoria del Sogno di Dio – stavamo, apparentemente, celebrando la fine del sogno di Leonir e Vilmar. Anche 2000 anni fa l’Impero e la classe borghese-sacerdotale pensavano d’aver interrotto il sogno di Dio. Ledo inganno. Noi, oggi, siamo la prova tangibile che questo sogno si sta realizzando. Probabilmente le forze malvagie dell’Impero dell’agrobusiness e quelle repressive dello Stato hanno fatto lo stesso ragionamento, quello dei loro storici predecessori. Ed anche loro si sono sbagliati. Perché le forze de male mai prevalgono sui sogni dei giusti. Mons. Oscar Romero, trentasei anni fa, poche settimane prima di essere ucciso, in un’omelia disse: “se mi uccideranno, risorgerò nel popolo salvadoregno”! E così è stato.

Vilmar e Leonir non sono morti invano perché il loro sogno vive nei cuori e nella determinazione di 5000 compagni e compagne che credono che Dio vuole vita e vita piena per tutti i suoi figli e le sue figlie.
“A busca do Sonho continua – La ricerca del Sogno continua”!

DIEGO
Accampamento Walmir Mota – Keno