Insopportabile

Sguardi e voci dalla stiva / lavoro e dintorni


 

1) Fine novembre 2012

 
Insopportabile! Per chi non ha tempo di leggerle, il riassunto di queste righe è: NON SE NE PUÒ PIÙ.
Lo so che sto rischiando di sentirmi dire: “hai bisogno di un bel periodo di riposo”. Oppure: “perchè non vai in qualche bel conventino a farti una settimana di esercizi spirituali? è tanto, vero, che non li fai?”. Oppure: “poveretto! si vede proprio che stai diventando vecchio… e anche un pochettino insopportabile a te stesso…!
Fermi tutti. Abbiate la pazienza di leggere 5 punti di spiegazione sul perchè NON SE NE PUÒ PIÙ.
 
a) Prima spiegazione: ho deciso ormai da un anno di non andare più a far la spesa all’Esselunga, il supermercato che ho sotto mano, che vende prodotti dignitosi a prezzi dignitosi, ma non tratta i lavoratori in maniera altrettanto dignitosa, anzi…
Già sapevo da decenni che in genere i dipendenti Esselunga non godono di trattamenti fantastici… “Ma lo sai che siamo militarizzati?”: citazione testuale di un giovane neo-assunto (no, non è un frequentatore di centri sociali, tutt’altro).“Lì dentro sembrano tutti matti; e se tu non lo sei ancora, ti tirano matta!”: citazione testuale di una giovane cassiera con contratto precario…
Ma ancora non sapevo cosa c’era dietro la merce “dignitosa” – è vero – che ti trovi sugli scaffali. A quel punto mi è arrivata una paginetta di un trentenne precario che si è ritrovato a correre come un pazzo su un muletto nei magazzini centrali Esselunga (a quattro passi da casa mia: il tipo non riesce a resistere tutti i tre mesi del suo contratto su quel muletto e se ne scappa appena trova un altro posto di lavoro – anche quello ovviamente precario, ma meno faticoso e soprattutto meno disperante. Riassunto del suo scritto? Identico al titolo di questa pagina (potete leggerlo per intero nel numero 89-90 / anno 2010 di questa rivista; su Internet lo trovate qui: Carico e scarico merci).
Poi – agosto/settembre 2011 – nei magazzini centrali scoppia una lotta all’interno di un consorzio di cooperative, Safra; i cui capi licenziano 25 scioperanti, tutti migranti dall’Asia, dall’Africa, dall’America Latina e dall’Est Europa; licenziati perchè hanno osato applicare due articoli della costituzione della repubblica italiana: l’articolo 39, diritto di organizzazione sindacale: si sono iscritti a un sindacatino non gradito; e l’articolo 40, diritto di sciopero: hanno imprudentemente scioperato per rivendicare il rispetto [sì, semplicemente il rispetto!] del contratto nazionale di lavoro – contratto peraltro che eufemisticamente mi accontento di definire bruttino.
Dall’ottobre 2011 davanti ai magazzini centrali Esselunga c’è il presidio permanente dei licenziati: io ci vado e divento amico di alcuni di loro. Loro intanto hanno fatto causa contro i licenziamenti e aspettano le sentenze dei tribunali. Che, quando arrivano (ma ci vuole tempo!), gli danno ragione: i giudici ordinano il reintegro immediato alle loro mansioni e impongono il pagamento di tutti gli arretrati. Ma ci vogliono mesi prima che siano pagati gli arretrati; e sul posto di lavoro comunque non si torna, perchè intanto Cgil (seguita a ruota da Cisl e Uil: l’unità sindacale qui ci vuole, no?) ha firmato un accordo preventivo di cassa integrazione e i reintegrati finiscono tutti in cassa integrazione…
 
b) Insomma, a far la spesa all’Esselunga non ci vado più. E da 6 mesi ho deciso di non andare più neanche al Gigante, un’altra catena di supermercati ben nota in Lombardia. Il motivo è lo stesso; anzi, a Basiano, dove ci sono i magazzini generali del Gigante, è andata decisamente peggio. Egiziani e pakistani che vengono licenziati in blocco perchè la cooperativa per cui lavorano (poco più di 7 euro all’ora) abbandona il campo. Che se proprio vogliono continuare a lavorare – come contratto comanda – con la cooperativa subentrante, devono accettare una riduzione della paga sotto i 6 euro all’ora. E siccome loro non ci stanno e presidiano i cancelli, ci pensano i carabinieri a caricarli, a mandarne una ventina all’ospedale (e poi parecchi di loro in galera): così l’intervento delle Forze dell’Ordine (ma quale ordine?) riesce a far passare un pullman che trasporta i nuovi dipendenti della cooperativa subentrante. Oggi ai magazzini generali del Gigante si lavora a meno di 5 euro all’ora!
 
c) No, così non si può andare avanti… e a questo punto scoppia la lotta dei lavoratori delle cooperative che operano nei magazzini generali dell’IKEA a Piacenza (ma chi ha inventato queste cooperative del settore logistica? e quando una nuova legge le metterà …fuori legge?): e a me tocca decidere di non andare più neanche a fare spese all’IKEA. Forse però in quest’ultimo periodo mamma Ikea risolverà il problema, non fosse altro perchè la propria immagine liberal-progressista deve essere ripulita dall’onta del comportamento antisindacale di cui si è macchiata.
 
d) Mentre scrivo a notte avanzata queste righe, mi arriva via radio la notizia che non dovrei più neanche comperare le clementine (così simpatiche, non solo nel nome, ma anche per il gusto!), per via di quei sei rumeni che dopo aver raccolto per noi le clementine stavano tornandosene a casa (casa? quale casa?): il loro furgone è stato investito da un treno a un passaggio a livello incustodito nella Calabria ionica.
 
e) Non basta: appena mi sveglio la mattina dopo, la radio mi dice che in Bangla Desh sono almeno 124 i lavoratori uccisi nell’incendio di una fabbrica: la maggior parte sono donne (e ci sarà pure qualche minore di 15 anni, no?); stavano producendo vestiario per noi signori del nord del pianeta.
No, dovrò smettere di ascoltare la radio e di vedere la TV e i giornali e Internet; mi toccherà fare come il Battista, quello del Vangelo che ho appena letto alla messa: ritirarmi nel deserto, vestirmi di peli di cammello, mangiare miele selvatico e cavallette… e dire che dobbiamo tutti fare penitenza perchè siamo peccatori: è peccato mangiare a poco prezzo le clementine, è peccato comprare a poco prezzo il mobilio di casa nostra, è peccato vestirsi a poco prezzo con roba made in Bangla Desh (o in China o da qualunque parte del sud del mondo)…
Il problema è che il valore dei nostri soldi si sta volatilizzando e ci spinge ad acquistare a occhi chiusi e a prezzi bassi, senza badare al sudore (e al sangue) che sta dietro a ciò che stiamo acquistando.
Ahinoi, questo è cinismo! Il problema è che il cinismo non sta nell’elenco dei peccati che ci hanno insegnato a catechismo: possiamo pure fare shopping al supermercato vicino a casa senza sensi di colpa…
 

2) fine gennaio 2012

 
Insopportabile anche per il vangelo!
La pagina precedente mi era uscita di getto una domenica di fine di novembre 2012.
A due mesi di distanza, ho la netta sensazione che stiamo inesorabilmente precipitando nell’abisso dell’insopportabilità. Lo ripeto: NON SE NE PUÒ PIÙ! Mi spiego, se no mi date del pazzo.
 
a) Parliamo di investimenti. Supponiamo che io, operaio, mi sia lasciato convincere a investire i miei risparmi in azioni. Ricordate il ritornello di vent’anni fa? “Diventa azionista della tua azienda, vedrai i tuoi soldi moltiplicarsi!”
E quanti lavoratori si sono lasciati incantare… Passati pochi anni, quei risparmi sono finiti in cenere.
“Cosa vuole farci? Ha sbagliato investimento”. Era il ritornello dell’impiegato della banca.
Ok. Mettiamoci una pietra sopra, quello che è perso è perso.
Sì, ma da quegli anni ad oggi anche le banche hanno sbagliato investimento, riempiendo i mercati di prodotti finanziari che poi sono stati definiti “spazzatura”; e distribuendo a man bassa mutui per la casa senza verificare la possibilità reale della restituzione di quei capitali… la crisi finanziaria nella quale siamo immersi da ormai 5 anni è esplosa a quel punto.
E da allora ci hanno impoverito (anch’io che vi scrivo: la mia pensione da metalmeccanico si sta paurosamente restringendo!). E quelli che già erano poveri stanno scivolando nella miseria.
Quanti siamo? Centinaia di milioni? No, tra impoveriti e immiseriti, alcuni miliardi. È nelle piazze americane che nasce il grido degli indignados: noi siamo il 99 per cento, loro l’1 per cento!
Ci hanno impoverito perchè i governi (non solo il nostro) hanno scelto di salvare le banche a nostre spese: salvare le banche che hanno sbagliato l’investimento…
Abbiamo il diritto di gridare che tutto questo è insopportabile, no? Un’insopportabilità che sembra ci tocchi inesorabilmente sopportare…
 
b) Parliamo di Vangelo. Mi è tornata in mente una parabola che da anni non ho più ascoltato nelle nostre liturgie. Lasciatemela riprodurre:
Il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: “Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo stringeva fino a soffocarlo mentre diceva: “Paga quel che devi!” Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito”. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito (Mt 18, 23).
Fermo qui la lettura per fare i miei collegamenti: nel piccolo debitore riconosco il povero cristo che non è più in grado di pagare il mutuo della casa, mentre collego il primo debitore – a cui è stato appena condonato un debito mille volte maggiore – alla banca che si riprende la proprietà della casetta dell’altro. Sottolineo poi che quel re che condona il grande debitore mi sembra più decente dei nostri governi, che salvano le banche a spese non solo di tutti i piccoli debitori, ma anche dei tanti poveracci che comunque non osano neppure sognare di ottenere un mutuo da una banca.
È vero che un impiegato di banca qualunque potrebbe sostenere – probabilmente a ragione – che per le banche recuperare la proprietà di una casa in seguito al mancato pagamento di un mutuo è una grana, più che un affare. Ma allora perchè le banche non mollano la presa sul collo quel poveraccio? Lo lascino in pace, con la sua casetta, invece di tentare di portargliela via…
 
c) Sono incappato poco fa in un altro brano di vangelo: le nozze di Cana. A Maria che dice: “non hanno più vino”, Gesù poteva rispondere: “colpa loro, hanno sbagliato i conti, dovevano pensarci prima!”
Traducendo oggi: non hanno più casa? Hanno sbagliato i conti, non dovevano fare quel mutuo: adesso è giusto sfrattarli, che si arrangino!
E via di seguito: non hanno il riscaldamento perchè non pagano più le spese condominiali? È giusto che stiano al freddo, così imparano… Eccetera.
 
Mi sento dentro una grande nostalgia per quel Dio che Gesù ci ha insegnato, che davvero è Padre, che davvero condona i debiti (ma non a spese dei poveri e dei miseri che stanno in fondo alla piramide) e che però chiede a noi altri di condonare generosamente i debitucci dei fratelli più malmessi…
 

Luigi Consonni


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