Quale bellezza può salvare il mondo?

Svolta epocale e segni di speranza (8)


Il messaggio che Francesco ha recentemente inviato al mondo – Laudato si’. Lettera enciclica sulla cura della casa comune – esprime un pensiero che abbraccia tutta l’umanità e il pianeta terra per un loro futuro. Si collega idealmente a Giovanni XXIII che nel 1963 dedicava sua enciclica Pacem in terris “a tutti gli uomini di buona volontà”.

Nella Laudato si’ Francesco descrive in maniera drammatica la realtà nella quale ci troviamo a livello planetario. Arriva a dire: “Se qualcuno osservasse dall’esterno la società planetaria, si stupirebbe di fronte a un simile comportamento che a volte sembra suicida”. I modelli di sviluppo che vengono perseguiti sono connessi a modalità dissennate. Non è certo solo il papa a dire queste cose. Già prima dell’esplosione della grande crisi del 2008 due autori francesi, Artus e Virard, scrivevano: “Il peggio deve ancora venire dalla congiunzione delle cinque caratteristiche principali della globalizzazione: una macchina disegualitaria che mina i tessuti sociali e attizza le pressioni di protezione; un calderone che brucia le scarse risorse, incoraggia le politiche di accaparramento e accelera il riscaldamento del pianeta; una macchina che inonda il mondo di liquidità e incoraggia l’irresponsabilità bancaria; un casinò dove si esprimono tutti gli eccessi del capitalismo finanziario; una centrifuga che può far esplodere l’Europa”.

Il sistema tecno-finanziario che domina dimostra ogni giorno la sua incompatibilità con una società armonica e giusta.

Il messaggio di Francesco si rifà al pensiero biblico: “Noi non siamo Dio. La terra ci precede e ci è stata data”. Il nostro compito è “coltivare e custodire” un dono da consegnare alle generazioni future. Un ambiente globale capace di ospitare non solo la vita umana, ma anche il resto delle specie viventi proteggendo la biodiversità. Solo un’”ecologia integrale” che comprenda anche l’”ecologia sociale” può consentire un futuro ai nostri figli.

Se da un lato la riflessione è drammatica, dall’altro il documento è pervaso di gioia e di fiducia nelle possibilità di un’umanità diversa. C’è l’effettiva speranza di un’umanità nuova. Il papa si appella alla bellezza come criterio estetico-spirituale che deve ispirare l’etica e anche la politica.

Alla bellezza Martini, arcivescovo di Milano, ha dedicato una lettera pastorale nel 1999, alla vigilia del nuovo millennio. S’intitola “Quale bellezza salverà il mondo?” traendo la domanda dal romanzo L’Idiota di Dostoevskij. La risposta che Martini ricava dal romanzo è questa: “la bellezza che salva il mondo è l’amore che condivide il dolore”.

Il rischio più grave che incombe è l’indifferenza. Scrive Francesco: “Gli atteggiamenti che ostacolano le vie di soluzione, anche tra i credenti, vanno dalla negazione del problema all’indifferenza, alla rassegnazione comoda, o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche. Abbiamo bisogno di una nuova solidarietà universale”.

Laudato si’ ha la capacità di risvegliarci al bello, mettendoci anche sulle tracce del vero e del bene comune.

Francesco in chiusura rimanda alla Carta della Terra, un documento sconosciuto ai più. Penso sia stata una delle fonti a cui ha attinto. Al termine del suo documento ad essa rimanda:

La Carta della Terra ci chiamava tutti a lasciarci alle spalle una fase di autodistruzione e a cominciare di nuovo, ma non abbiamo ancora sviluppato una coscienza universale che lo renda possibile. Per questo oso proporre nuovamente quella preziosa sfida: « Come mai prima d’ora nella storia, il destino comune ci obbliga a cercare un nuovo inizio […]. Possa la nostra epoca essere ricordata per il risveglio di una nuova riverenza per la vita, per la risolutezza nel raggiungere la sostenibilità, per l’accelerazione della lotta per la giustizia e la pace, e per la gioiosa celebrazione della vita ».

Credo sia utile offrirla , almeno in parte, ai lettori con alcune note informative

Siamo chiamati, dunque a un nuovo inizio! Tenendo presente quella ovvietà, spesso dimenticata, di cui parlava Einstein: “È follia fare sempre le stesse cose e aspettarsi conseguenze diverse”.

Roberto Fiorini