Ricostruire senza fondi

Svolta epocale e segni di speranza (5)


È il titolo di un intervento della teologa Antonietta Potente tenuto all’ università di Verona nel corso delle donne di Diotima. Riguarda lo stare oggi nel movimento femminista a fronte dei cambiamenti in atto.

Penso che pochi possano sentirsi esclusi dagli interrogativi suscitati dal momento storico presente, in modo particolare coloro che hanno percorso dei cammini collettivi come noi PO.

Non possiamo ridurre la crisi attuale al solo valore del PIL, pensando di poter ritornare al tipo di crescita precedente, cambiando solo qualche meccanismo che si è inceppato. Siamo di fronte ad una svolta epocale che non permette il tipo di equilibrio garantista precedente. La “mobilità “ sarà la nostra condizione in cui siamo chiamati a vivere; siamo in una società liquida come dato permanente. Come percepirsi come singole persone in questo contesto? Quali relazioni è possibile intessere? Come pensare di programmare la politica del bene comune? Che posto possono occupare: movimenti, associazioni, e religioni…? Più che cambiamento epocale risulta un’epoca di cambiamento radicale.

Nel vuoto di certezze e di istituzioni credibili (ONU compreso) le persone colgono la solitudine dell’IO che, se da un lato, può essere esaltante per le energie che può mettere in atto, dall’altra parte risulta frustrante di fronte al senso del limite e dell’ impotenza a cui il vissuto rimanda inevitabilmente.

Il partire dal SÉ si rende assolutamente necessario nell’ascolto di pulsioni, desideri, proiezioni del proprio essere ed anche nei percorsi di esperienze possibili. La tradizione (si è sempre pensato e fatto così ) può risultare un tradimento a fronte della situazione presente totalmente diversa. La storia sembra non essere maestra di vita o forse non lo è mai stata. Il futuro sembra tutto da inventare perché la velocità di cambiamenti ci spiazza e non sappiamo nemmeno se riusciremo a tenere il passo in questa velocità; siamo continuamente posti ai margini culturali, sociali, e progettuali … Che senso ha il lavoro oggi, quale sicurezza poniamo per il nostro futuro, come provvedere alla salute, sono possibili relazioni significative per far continuare la presenza umana nel dopo di noi …

Siamo uomini e donne “sempre inquieti ed in movimento” come dice S. Teresa d’ Avila; oggi questa affermazione rappresenta l’esistenza di tante persone che scappano anche da luoghi dove la vita è messa in pericolo da guerre e cambiamenti climatici … Ma esiste un luogo dove sia possibile coniugare la nostra umanità oltre il senso dell’onnipotenza o del nichilismo? Le nostre esperienze sono contornate da relazioni, sogni, ricerche, spazi di sperimentazioni di rapporti con questa terra, tra diversi, anche nella bellezza e nel pianto. Emergiamo come singoli, ma anche come movimenti (sia pur parcellizzati) capaci di dar voce anche a livello mondiale con gli strumenti tecnologici a disposizione. Il risveglio della coscienza passa necessariamente attraverso la capacità di lettura del sistema che ci coopta e del pensiero omologante gestito dai poteri forti dell’informazione globale. E’ possibile rinascere in questo contesto soffocante, rimanere svegli di fronte al non detto, all’inedito, al diverso… per incontrare l’alba di un nuovo giorno, dove sia possibile dire la nostra umanità, diventando quello che ognuno è, anche se (in parte) siamo quello che abbiamo ricevuto in dono da altri?

La Scrittura sacra ci ricorda “ora è il tempo opportuno”… quello che noi riteniamo possibile anche se non conosciamo ciò che sarà. C’è sempre una speranza ed uno stupore per un nuovo non previsto o calcolato che ci raggiunge nella gratuità. Resta la fatica di capire il tempo e far germogliare quello che oggi riteniamo possibile.

Ma su cosa fare affidamento? Come in un terremoto, tutti gli edifici disastrati sono ingabbiati in attesa di ristrutturazione, ma non è detto che saranno come prima. La storia ci porta altrove. Il potere della finanza non governabile fin’ora dalla politica ha un suo spazio (mercato) fasullo; è un castello di carta straccia a fronte di beni e servizi erogati. Ma anche di fronte a beni materiali in esubero che producono “scarti” enormi, viene meno il lavoro umano ed il pianeta non supporta il consumo di beni non rinnovabili. La politica del bene comune e della giusta ripartizione dei beni necessari all’umanità è bloccata da privilegi e corruzione in ogni movimento di denaro. Le rappresentanze politiche sono in frantumi e la sinistra in grande confusione anche nei paesi poveri.

Eppure “questo è il tempo opportuno” per continuare a vivere oltre le guerre di false esportazioni di civiltà e democrazia, oltre la violenza del terrorismo e la paura collettiva che ha ingenerato. Non abbiamo fondi istituzionali; le casse sono vuote e davanti a noi ci sono solo macerie. “Abbiamo da scegliere dove stare oggi” per permettere la vita di tutti. Le guerre e gli armamenti non risolvono i conflitti e bruciano risorse spendibili per il bene comune.

La conferenza di Parigi sul pianeta, non ha risolto nessun problema, ma , perlomeno, ha finalmente creato un dibattito sul futuro del pianeta. Anche la Chiesa attraverso papa Francesco con la lettera enciclica Laudato si’ sta contribuendo a creare responsabilità.

La mistica entra in queste problematiche creando unità interiore e senso di appartenenza a questa terra ed all’intero universo. Ognuno di noi è una espressione di un Amore che ci ha voluto nel tempo e nello spazio perché la vita sia festa con tutte le creature celebrate da S. Francesco nel suo cantico, anche sorella morte, porta aperta per un altro mondo, dove secondo la lettera ai Romani (c.8) viene rivelata la vera natura dei Figli nell’Uno.

Siamo profeti di un futuro che non ci appartiene (papa Francesco).

A cura di LUIGI FORIGO