Piantare insieme alberi di mango

Svolta epocale e segni di speranza (2)


La storia non è mai stata monocolore, in essa troviamo sempre dei segni di cambiamento, sia in positivo che in negativo. Rileggendo i miei diari degli anni settanta mi accorgo che molti degli interrogativi che ponevo allora sono gli stessi di oggi, anche se con un linguaggio diverso.

In Geremia troviamo questa frase: “Il Signore mi domandò: -Geremia, che cosa vedi?- Io risposi: Vedo un ramo di mandorlo.- Il Signore aggiunse: “Hai visto bene. Ricordati che anch’io sto ben attento perché si realizzi tutto quel che dico”. Il Signore mi domandò ancora: “Che cos’altro vedi?” Risposi: “Vedo una pentola che sta bollendo, inclinata da nord verso sud”. Il Signore mi spiegò: “E’ proprio da nord che si rovescerà la distruzione …” ( 1, 11-14). Davanti all’eremo c’è un corbezzolo, che in ottobre-novembre dà i suoi frutti molto energetici. Ma accanto al frutto rosso sugli stessi rami ci sono anche i fiori bianchi. Vedo questo albero come il simbolo di una rinascita, come il passaggio del testimone. Se si interrompe questa “tradizione”, nel senso di consegna, ne nasce uno squilibrio. In questi cento anni abbiamo consumato tutte le risorse della terra senza pensare al dopo di noi. Le guerre nascono da una mentalità predatoria: dopo aver consumato tutto da una parte si va dall’altra utilizzando tutti i metodi illeciti. E’ più facile raccogliere senza aver seminato, perché la semina comporta l’aratura, predisporre il terreno, l’attesa e la cura.

Finalmente dopo anni sono riuscito a pulire tutto il bosco dell’eremo, che era pieno di rovi, cespugli vari e sterpi e in certi punti era impenetrabile per l’abbandono degli ultimi 50 anni. La tentazione era quella di fare piazza pulita di tutto quello che c’era attorno agli alberi carichi di anni. Invece ho lasciato dei piccoli alberelli, arbusti che fra qualche anno sostituiranno quelli più vecchi, così il bosco continuerà a vivere Questo aneddoto spiega bene la situazione: “Era vicina la stagione dei monsoni e un uomo assai vecchio scava buchi nel suo giardino: “Che cosa stai facendo gli chiese il vicino. “Pianto alberi di mango” egli rispose. “Pensi di riuscirne a mangiare i frutti?” Ed egli rispose. “No, io non vivrò abbastanza a lungo, ma gli altri sì. L’altro giorno ho pensato che per tutta la vita ho gustato manghi piantati da altri. Questo è il mio modo di dimostrare loro la mia riconoscenza”. Quello che stiamo vivendo ora è proprio questa contraddizione che va sciolta: non possiamo continuare così perché andiamo tutti alla distruzione, siamo nella stessa barca. Eppure i mezzi per uscirne ci stanno, perché alcuni stanno facendo degli apripista, esperimentando modi diversi di produrre l’energia, di coltivare, di costruire rispettosi dell’ambiente e ristrutturando vecchie case e borghi. Così pure ci sono modi diversi di fare politica, anche se in quest’ultimo caso nel mondo occidentale sembra tutto appiattito. Un esempio significativo che ci fa capire che un mondo diverso è possibile è quello di un piccolo paese della Spagna: Marinaleda, dove la disoccupazione è allo 0%, dove il salario è lo stesso per tutti, qualunque sia la mansione.

Una politica che vive alla giornata,tra un’elezione ed un’altra, senza la capacità di una progettazione a lunga gittata. I grossi poteri economici e finanziari manovrano i governi che non sono altro che le loro marionette( vedi TTIP, gruppo di Bildenberg , banche , multinazionali, industria degli armamenti, massoneria). E’ come se tutto ci fosse sfuggito di mano. Le lotte operaie degli anni 60 – 70 hanno portato all’acquisizione di diritti , che hanno creato sicurezza, stabilità economica senza incertezze per il futuro. Quanta gente ha lottato, quanti hanno pagato per questo! Ora tutto questo si sta sgretolando insieme a coloro che sono stati il perno di quella stagione: partiti, sindacati e associazioni diventati autoreferenziali. Lo sgretolamento non avviene in modo eclatante, ma piano piano, così le persone non s’accorgono, come ci viene spiegato in questo aneddoto:

Una rana vedendo una pentola piena d’acqua si tuffò. Nuotava allegramente ed era contenta della possibilità che si è trovata a portata di mano. Sotto la pentola venne acceso un fuoco. L’acqua si riscaldava piano piano e la rana godeva di quel tepore originale. Nuotava che era una meraviglia. Ma l’acqua diventava sempre più calda e le sue forze cominciarono a mancare. Alla fine non riusciva più a muoversi. Se essa si fosse tuffata nell’acqua bollente avrebbe avuto la forza di balzar fuori dalla pentola”

Tutti noi abbiamo vissuto le grandi stagioni del movimento operaio, le stagioni dei partiti che formavano le persone, le contestazioni giovanili e i diversi movimenti che hanno dato una scossa a quegli anni, seminando semi di diverso genere. Non tutti hanno dato frutti di lunga durata, ma questo è nella realtà delle cose. Quando si vedeva un’ingiustizia si reagiva subito e qualche volta anche in forme estreme. Tutte quelle conquiste per i diritti,lavoro, sanità, scuola, in questi due ultimi decenni si stanno erodendo, come se il benessere acquisito non avesse bisogno di tenere alta la guardia. Il Vangelo lucidamente afferma : “I figli delle tenebre sono più scaltri dei figli della luce”. Questi sono le mafie, le banche , le corporation, in particolare quelle degli armamenti e del settore agroalimentare. Una politica succube dell’economia. E così l’acqua, come dice l’aneddoto, è diventata sempre più calda, facendoci mancare le forze, illudendoci piano piano con un falso benessere diventato come droga per tener buone le persone. E’ questo il tempo di formare le nuove leve, vivere di rendita non porta lontano. Un aspetto rilevante è da cercarsi anche nel cambiamento avvenuto nel mondo del lavoro, nella produzione, che oggi richiede metodi di lotta diversi da quelli degli anni 70 – 80, periodo in cui la disoccupazione era ai minimi termini e il lavoro era concentrato in grossi poli industriali.

Quando parliamo di svolta epocale significa che oggi ci troviamo di fronte a situazioni del tutto nuove : la popolazione mondiale è cresciuta , la torta va divisa per più di sette miliardi , mentre cinquant’anni fa eravamo meno della metà. I popoli si stanno mischiando sia per le scoperte tecnologiche, sia per le guerre e con essi le idee, le fedi, le culture. Un passaggio non indolore che suscita reazioni, xenofobie, razzismi ed anche speranze.( Tra l’altro alcuni figli di profughi, perseguitati politici sono stati un dono all’umanità, come Albert Einsten, Hannah Arendt, Sigmond Freud, Giuseppe Ungaretti, Isabel Allende ed anche Simon Bolivar che ha ascendenze italiane) Abituati ai nostri confini, territori, con steccati ben piantati da secoli di guerre, divisioni, ora questi stanno saltando. Non dobbiamo dimenticare la nostra storia di italiani che siamo stati un popolo di immigrati fino a pochi decenni or sono. Anche le lingue dei diversi paesi stanno perdendo la loro peculiarità e il linguaggio della tecnologia ha collaborato a questo e molti termini sono parte del linguaggio quotidiano. Non so se si sta ripetendo ciò che dice la Genesi : “un tempo tutta l’umanità parlava la stessa lingua … e Dio li disperse sulla faccia di tutta la terra”. Una lingua comune è un opportunità perché tutti si comprendano, ma essa non sia a scapito delle diversità, e questo può causare l’omologazione nei costumi, modi di vivere e della cultura. Il che già sta avvenendo.

Partiti, sindacati e associazioni avevano dei luoghi di formazione, per trasmettere alle nuove leve idee e capacità gestionale. Tutto questo è saltato. La trasmissione è importante ma non a senso unico, giovani, adulti e vecchi , nuove e vecchie generazioni che si ascoltino e imparino gli uni dagli altri. I nostri schemi si stanno evaporando ,la realtà è cambiata ed ha bisogno di un modo di vedere partendo da un’altra ottica.

E per quanto riguarda le chiese? Anche qui sta avvenendo un passaggio iniziato nel cattolicesimo col Concilio. La situazione delle comunità non è più quella.. Rimane la religione nei suoi riti di iniziazione e di addio, la frequenza domenicale è solo di una minoranza, di pochi , molti dei quali al di sopra di una certa età. I seminari sono vuoti, i preti invecchiano senza passaggio di consegne. Il modo di concepire Dio sta cambiando, così pure l’approccio alle Scritture, grazie alla ricerca di tanti biblisti e storici.

Il rischio è quello di stare sulla difensiva, difendendo la fortezza. Ma non si deve essere pessimisti infatti nella storia della cristianità questi passaggi epocali ci sono sempre stati e il nuovo, dovuto al soffio dello Spirito è emerso. Ora ci è data un’opportunità che pone delle domande serie: Quale concezione di Dio diversa da quella dell’alto dei cieli , di un Dio onnipotente? Quale linguaggio diverso dalla concezione medievale della filosofia aristotelico-tomista ? Quale chiesa ? Ancora a schema piramidale , clericale , oppure sinodale?

Quali segni di speranza? Normalmente siamo abituati a vedere il negativo, a lamentarci. San Nilo direbbe:”Non basta gridare contro le tenebre, bisogna accendere una luce” Ci siamo abituati alla velocità, al “tutto e subito”, alla pasticca che in fretta risolve il mal di testa, ma per il seme che sta sotto terra ci vuole tempo e se si affretta la crescita ci troviamo di fronte a un frutto o a un’insalata belli a vedersi ma senza sapore.

Sta proprio nella velocità la causa della crisi. Un progetto di società va pensato, con tutte le eventuali conseguenze per le scelte.

Abbiamo una certa età per guardare indietro e vedere il percorso fatto in questi ultimi 50 anni nel nostro mondo di chiesa. Da un contesto monolitico di dogmi , celebrazioni in latino, catechismi obsoleti, si è passati col concilio ad un aria di libertà, quasi un’ubriacatura per il nuovo. Era il tempo della sperimentazione. Dopo vent’anni da quell’evento sono iniziati i blocchi, le chiusure,le precisazioni con i “puntini sulla i “. Chi aveva aperto nuovi percorsi è stato isolato ed è diventato come una voce nel deserto. Forse c’è stato bisogno di questo deserto, come tempo di pausa per far esplodere la nuova energia, come quella del seme sotto terra.

Dal mio punto di osservazione ascoltando le persone percepisco che ‘è un desiderio di qualcosa “altro”. Molti si dicono non-credenti ma se si scava questa parola rivela un qualcosa di diverso. Non si frequentano più le chiese con i loro riti, ma si ha un senso di spiritualità forte, un desiderio di giustizia, un amore verso gli ultimi e verso la terra. Non una spiritualità vissuta nel tempio, ma nel mondo, nell’umanità. E questo tempo credo sia una grande opportunità. Una fede non collocata in compartimenti stagni, separati da tutto il resto, ma tutt’uno con la realtà, la conoscenza, il lavoro, l’economia, la natura, i rapporti . Questo aneddoto spiega bene queste idee: “Un monaco chiese a Chao-chou: “Che cosa significa diventare santi?”. Il maestro rispose:”Ricoprire il mondo con una montagna di merda”.Il mondo non ha bisogno di distinzioni, sacro e profano. Tutto è santo, ed ha la sua dignità insita nel suo essere. Quest’altro è sulla stessa linea. “Un monaco venne da lontano per incontrare Nan-chuan e lo trovò che falciava l’erba. “Vorrei avere il tuo insegnamento” gli disse. Il maestro rispose: “Questa falce taglia proprio bene”. “Non volevo sapere della falce, ma del tuo insegnamento”. “Io la uso con gioia”.

Dare dignità e sacralità ad ogni gesto quotidiano.

Negli incontri o nelle soste all’eremo passano molte persone che sono in ricerca, si sentono stanche del lavoro che hanno, perché non umano, non creativo. Un lavoro di routine che non dà soddisfazione. Il disagio quando se ne prende coscienza diventa l’inizio di un cambiamento. Giovani che ambiscono a lavori che danno un senso, come l’artigianato quasi del tutto scomparso perché è stato sostituito dalla produzione in serie e dai prodotti IKEA. L’ “ora et labora” di Benedetto è molto attuale. Non per nulla le iscrizioni alla scuola di agraria lo scorso ottobre sono aumentate del 40%. Molti camminano in montagna e là dove la natura è incontaminata, in ricerca di un mondo perduto qui da noi, altri su percorsi significativi, come quello di Santiago, della via Francigena, degli eremi francescani alla ricerca di una spiritualità legata alla natura . Anche il volontariato è una realtà diffusa sul territorio,che non fa rumore ma lavora. Perché tutto questo muoversi? Non è forse un bisogno e un desiderio di un mondo altro e di una fede altra? Perché i borghi e i luoghi d’arte sono pieni di gente? Non è questo il desiderio di bellezza, di città vivibili a dimensione umana? Direi che questo è l’inizio di un nuovo rinascimento. Qualcuno direbbe “ La bellezza salverà il mondo”. Per il passaggio dal desiderio alla progettazione i presupposti ci sono.

E come credenti che cosa ne abbiamo fatto delle parole del maestro: “D’ora in poi non si adorerà più Dio né su questo monte, né a Gerusalemme, ma solo in spirito e verità”. Forse la via del sufismo ci può insegnare qualcosa dove tutte le fedi dialogano tra loro ed hanno tutte qualcosa da offrire senza criticare chi percorre altre strade.

Nella mia storia che cosa è avvenuto? I primi 25 anni del ministero passati immerso nelle periferie ed ora quassù su questo eremo. Perché? Adriana Zarri direbbe che l’eremo non è un guscio di lumaca. Esso è un luogo di ascolto di se stessi e degli altri, dove il silenzio aiuta a guardarsi dentro e a guardare i volti spesse volte devastati dalla storia e dalle loro storie. Ed è per questo che mi sento “dentro il mondo”. Concludo con un aneddoto sufi:

Tutti i maestri dicono che il tesoro spirituale è una scoperta solitaria. Perché allora stiamo insieme?”, domandò uno dei discepoli al maestro. “Voi state insieme perché un bosco è sempre più forte di un albero solitario”, rispose. Il bosco mantiene l’umidità dell’aria, resiste meglio alla tempesta, aiuta il suolo ad essere fertile, ma ciò che rende forte un albero è la sua radice. e la radice di una pianta non può aiutare nessun altra pianta a crescere. Stare insieme nello stesso proposito, e lasciare che ciascuno cresca alla propria maniera: è questo il cammino di coloro che desiderano comunicare con Dio”.

Mario Signorelli