Dedicato a Renato Pipino

Perché questo numero unico su don Renato?


 

Il lettore lo scoprirà sfogliandolo e soffermandosi su ciò che potrebbe interessarlo sulla figura complessa del personaggio, dotato di qualità eccezionali di umanità, intelligenza, analisi e spiritualità, a volte velate da una dolce e ironica “ruvidezza” che potrebbero indurre ad entrare all’interno di una affascinante esperienza umana.
Il suo sorriso, la sua attenzione all’interlocutore, la sua riservatezza provocavano una voglia impetuosa di poterlo incontrare di persona per capire meglio la sua spinta e la fermezza a crude analisi e radicali prese di posizione all’ interno della Chiesa.
Probabilmente fu questa sua intransigenza nell’accettare “senza se e senza ma” il Concilio Vaticano II, a causare a sé e ad altri suoi amici, una certa incomprensione e “presa di distanza”, mai ammessa apertamente, da chi non condivideva le sue posizioni. Tuttavia spero che la lettura attenta e meditata di queste pagine, ricche di testimonianze di amici, di inserimento di fatti e luoghi che interessarono la vita di don Renato, possa favorire la curiosità e nello stesso tempo alimentare il desiderio di ricerca, di speranza e di amore verso tutti. Specialmente l’ospitalità, la convivenza e la comunione con i più bisognosi.


 

Usciamo dunque fuori del campo incontro a Lui 
portando il suo vituperio 
perché non abbiamo qui una città stabile 
ma cerchiamo quella futura. 
(Lettera agli Ebrei 13,13)

 

Caro Renato,

 
non so chi potrà recapitarti questa lettera, ma sono certo che, nelle tue nuove “dimensioni”, la stai percorrendo parola per parola mentre la scrivo.
È il “mistero” per me ancora avvolto in un ampio velo che, spero, dice la Scrittura, sarà tolto a tutti e, come te ora, tutti vedremo “faccia a faccia” la nuova “Realtà”… Tu non hai più bisogno “né di luce di lampada, né di luce di sole” perché in Dio tutte le cose le vedi nel più profondo della loro sostanza.
Quante volte noi e gli amici, Giorgio e Alda e tanti altri abbiamo riflettuto e cercato di entrare timidamente in questo “mistero”della vita degli uomini nel rapporto con Dio in Cristo Gesù. Sono certo che se tu fossi ancora qui fra noi saresti contento, nonostante la tua modestia e riservatezza, di accompagnarci con le tue profonde riflessioni in questo cammino.
Esprimo, in comunione con tutti gli amici, a te, a don Giovanni e a padre Giuliano che ci hanno lasciati ancor prima, tutto l’affetto che abbiamo avuto per voi, ora ancor più vivo: per la tua vita, per i percorsi che abbiamo fatto insieme, con difficoltà, speranza, entusiasmo e gioia, con tanta gente.
Ripenso ai primi “sfuocati” sogni che occuparono la nostra mente, ai timidi progetti per il futuro, quando, chiusi i Seminari, ci sentimmo “disoccupati”. Si partì, con l’appoggio del Vescovo Mons. Mensa a S. Salvatore, in Ivrea, con una prima esperienza e poi, con l’assenso di Mons. Bettazzi, con te, don Giovanni Togliatti e don Renzo Gamerro alla Parrocchia di Banchette.
Il Concilio Vaticano II, con tutte le sue aperture verso il mondo e semi di rinnovamento in seno alla Chiesa, con l’aria “fresca” che giunse fino a noi, ci chiamò a nuovi progetti: vita comunitaria, nuova evangelizzazione, la “Parola di Dio”, la lettura “politica”, “storica” del Vangelo, la “nuova liturgia”, il richiamo ad essere più “umani” per un mondo più “umano” e quante altre proposte sgorgate dalla lucida ed entusiasta intuizione di Papa Giovanni XXIII…
Ci inoltrammo in questa avventura. Passi incerti, lenti e, a volte, timidamente veloci… tentennamenti… dubbi… errori. Era tutta da inventare la collocazione pratica nel territorio delle linee pastorali del Concilio. Tu, Renato con Giovanni , gli ospiti, la famiglia Nelli, eravate l’ “ossatura” della nuova esperienza.
Continuammo poi il nostro cammino con altre esperienze e diverse scelte…
Nel frattempo tu, Renato, percorresti per lunghi anni fino ad oggi il cammino della Fraternità di Lessolo, ispirata da Padre Giuliano che già ha incontrato Giovanni, ora te, nei “cieli nuovi e terra nuova”.
In seguito le nostre esperienze, le tue e le mie si intrecciarono, per ventisette anni, con la vita della cara gente di Torre Balfredo e di altri amici. Tu, ogni domenica, dalla Fraternità mi raggiungevi nella Chiesa Parrocchiale di Torre per la celebrazione dell’ Eucarestia e ci arricchivi con le tue “omelie” ricche di Vangelo “incarnato” nella realtà della vita della gente.
Tante di queste omelie, con l’aiuto di amici, si trovano in CD che io conservo con cura, nonostante il tuo fermo divieto, altrettanto da noi violato, di registrarle. In questi ricordi si trova una parte importante della nostra vita, sicuramente la più affascinante: grazie alla tua bontà, alla tua cultura, e spiritualità profondamente “umana”, segno dell’ Incarnazione di quella Parola che è Verità Assoluta fatta “Uomo”.
Renato, quanto manchi ai tuoi cari, tutti i componenti della tua famiglia, a Mons Bettazzi, a me e a tantissima altra gente!
Grazie, grazie ancora e un forte abbraccio.

don Nino Nigra


Giorgio, Nino e Renato

Giorgio, Nino e Renato

Scheda biografica di Renato Pipino

 

Nasce a Chivasso il 26 agosto 1939, secondo di tre fratelli, da madre di origine contadina e padre artigiano falegname; frequenta le scuole elementari a Chivasso e a undici anni entra nel Seminario Minore d’Ivrea. Completati gli studi classici, consegue la maturità il 30 luglio 1958.

Nel 1961, terminato il Seminario Vescovile, usufruisce di una borsa di studio presso il Seminario Lombardo e si reca a Roma dove, dal 1961 al 1964 frequenta i corsi universitari della Gregoriana, della Lateranense Alfonsiana per la teologia morale e dell’Istituto Biblico. È ordinato sacerdote il 29 giugno 1962 nella Cattedrale d’Ivrea.
Il periodo degli studi a Roma coincide con le riunioni del Concilio Vaticano II: il contatto diretto con molti Vescovi e con i periti del Concilio incide fortemente sulla sua preparazione teologica e sulla sua spiritualità. Trascorre tutte le vacanze a Rottweil, in Germania, come viceparroco, presso una parrocchia di operai italiani immigrati e poi a Bindua in Sardegna, per un lavoro in miniera presso Carlo Carretto.
Nell’ottobre del 1964, ultimati gli esami a pieni voti, è richiamato dal Vescovo con l’incarico di insegnante di teologia morale ad Ivrea e poi nel Seminario di Vercelli. Nel 1966 frequenta un corso universitario di teologia morale presso l’Istituto Cattolico di Parigi. Chiede poi al Vescovo di essere inviato in America Latina in aiuto ad una Chiesa povera, oppure di poter lavorare in fabbrica, ma non gli è concesso.
Lasciato l’insegnamento s’inserisce nella Comunità di Banchette con altri sacerdoti e laici e nel 1970 comunica al Vescovo la decisione di “lavorare a tempo pieno, come operaio, in una delle industrie cittadine”. Come preteoperaio, dal 1971 al 1986, lavora presso tre ditte canavesane.
Nel 1974, lasciata la Comunità di Banchette, s’inserisce nella Fraternità Carmelitana di Lessolo, il cui regolamento prevede “l’intenzione di lottare contro l’emarginazione in genere e il disadattamento giovanile, in particolare nelle varie forme che le sono possibili, ma soprattutto accogliendo presso di sé quanti si trovassero in difficoltà in un momento qualsiasi della loro esistenza.”
Presta il suo contributo alla vita della Fraternità, nell’organizzazione e nel lavoro manuale, prima come falegname e poi come ortolano, fino alla sua morte. Intanto dal 1997 presta servizio come segretario del Vescovo emerito Monsignor Luigi Bettazzi e celebra l’Eucarestia domenicale in aiuto al suo carissimo amico Don Nino Nigra, nella parrocchia di Torre Balfredo.
Muore il 21 dicembre 2011 nella sua cameretta della Fraternità, colpito da un attacco cardiaco. È sepolto nel cimitero di Chivasso.