Un prete-operaio licenziato durante uno sciopero “caldo”

Renato in fabbrica: memorie di una dura lotta


 

Alla Wierer di San Giorgio accuse tra dipendenti e direttore. Incontro con don Pipino, professore di morale e tenace lavoratore: “Il direttore ha picchiato un sindacalista”. Il proprietario dell’azienda: “Mi hanno aggredito, io sono un democratico”

 

Due delegati sindacali licenziati tra cui un prete operaio, lettera di ammonimento a cinque lavoratori, raffica di querele e denunce, clima teso, dichiarazioni antitetiche. È la conclusione di un movimentato episodio condito di pugni, calci, offese, minacce, dati e ricevuti, su cui sarà chiamata a pronunciarsi la magistratura.
Luogo della contesa, una fabbrica di San Giorgio Canavese, la Wierer (produzione di tegole di cemento colorate); protagonisti da una parte li direttore dello stabilimento ing. Giacinto Stuani e dall’altra don Renato Pipino e Gennaro Sangineto, entrambi delegati sindacali, oltre a un gruppo di altri operai.
L’azienda è ora semiparalizzata, la produzione interrotta da continui scioperi, le vendite bloccate da picchetti di operai che impediscono davanti ai cancelli l’entrata e l’uscita di materiale. Le organizzazioni sindacali hanno chiesto alla direzione l’immediata riassunzione dei due operai licenziati denunciando l’ing. Stuani per comportamento antisindacale.
Come si è arrivati al braccio di ferro e alle violenze fisiche? Da due mesi è in corso alla Wierer una vertenza aperta da alcune rivendicazioni dei dipendenti: garanzia dell’occupazione per i 40 lavoratori, informazioni su investimenti e scelte produttive, istituzione della mensa, rinnovo del premio feriale.
Particolarmente battagliero nelle trattative è sempre stato un prete, don Renato Pipino, 38 anni, sacerdote dal 1962, specializzatosi dopo la laurea in morale, insegnante della stessa materia nei seminari di Vercelli ed Ivrea. Per anni è stato anche segretario del vescovo di Ivrea mons. Bettazzi, fino a quando ha scelto di entrare in fabbrica come operaio, prima in una ditta di Borgofranco, poi in un mulino di Montalto, infine tre anni fa alla Wierer di San Giorgio.
Qualche mese di lavoro e subito per i compagni è diventato li loro rappresentante più tenace e preparato. L’abbiamo incontrato ieri davanti ai cancelli della fabbrica: folta barba, jeans, braccia nodose, mani come tenaglie.
Racconta pacato la vicenda: «Nel pomeriggio del 2 giugno gli operai erano in sciopero per la vertenza aziendale. L’Ing. Stuani s’è recato in cortile a scaricare i carrelli, noi l’abbiamo invitato a non fare il provocatore. Lui ha reagito allontanando con spinte un’operaia, Maria Li Sacchi.
Si sono frapposti altri operai per impedire violenze e l’hanno invitato a tenere giù le mani e a non insultare gli operai in sciopero. Il direttore a questo punto ha colpito il delegato Sangineto. Io sono intervenuto per separare i due.
Stuani è rientrato in ufficio e ne è uscito poco dopo accusando e minacciando il gruppo di operai. C’è stata una discussione e subito dopo il direttore ha sferrato altri due pugni al Sangineto».
Conclusione: il giorno dopo Don Pipino e Sangineto si trovano una lettera di sospensione e di diffida ad entrare nello stabilimento; dopo cinque giorni la lettera di allontanamento. Altri cinque lavoratori, presenti all’episodio, hanno ricevuto la lettera di ammonizione.
Diversa la ricostruzione dell’episodio che fa l’ing. Stuani. «Il picchiato sono stato io, altro che picchiatore. Mi sono difeso e basta davanti a quell’energumeno di Sangineto, ho un certificato medico che parla chiaro. E quel Don Pipino non ha fatto niente per difendermi, anzi, merita il licenziamento anche lui».
L’ingegner Stuani ci accoglie nel suo ufficio, si sforza di gettare acqua sul fuoco sull’accaduto, respinge tutte le accuse. «Quello là (don Pipino n.d.r.) crede di intimorirmi ma si sbaglia di grosso. Lui è prete, ebbene io ho due zii monsignori. Lui è professore di morale, ma io la morale l’ho appresa dai miei genitori ed è la morale vera. Sono cattolico anch’io, per 15 anni sono stato segretario dell’azione cattolica al mio paese. Scriva, scriva che io sono un democratico, mai votato MSI io, precisi che non sono fascista perché qui lo dicono a vanvera. Gli operai io li capisco, facciamo due lavori diversi ma, creda a me, la maggior parte mi vuole bene. Ma mi guardi in faccia, ho l’aspetto di un violento?».
Poi mostra le braccia: «Vede, sono esili, come farei a picchiare?».
Lunedì prossimo l’ing. Stuani comparirà davanti al pretore di Strambino per un altro movimentato episodio. Un’operaia licenziata l’ha denunciato due anni fa per diffamazione. Racconta don Pipino: «La donna andò a ritirare la busta paga ma non volle ritirare la liquidazione ed il libretto di lavoro. Ne nacque una discussione, ad un certo punto l’ing. Stuani la insultò: “Sei una drogata e una mondana e don Pipino è un protettore».
L’Ing. Stuani riconosce che in quell’occasione volarono parole grosse, ma aggiunge anche che spiegherà tutto al giudice. Sempre due anni fa l’ing. Stuani fu costretto dal pretore a riassumere due operaie licenziate ed in altra circostanza il giudice lo assolse dall’accusa di comportamento antisindacale.

Guido J. Paglia

“La Stampa”, 16 giugno 1977

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