L’implicazione vitale tra comunità-Parola-storia

Fraternità di Lessolo



Uno stralcio da
“La spiritualità della carne” di padre Giuliano Bettati, edito dal Carmelo di Legnano. Dalle pagine che seguono, tratte dalle riflessioni proposte alla Comunità delle Suore Carmelitane di Legnano, emergono l’intensità e la freschezza della spiritualità di padre Giuliano, fondatore della Fraternità di Lessolo.

 

Il Padre, il Figlio e lo Spirito, tradotti nella loro azione storica, sono per noi questi tre riferimenti essenziali:

- COMUNITÀ
– PAROLA/EUCARESTIA
– CULTURA/STORIA

Lo dico con trepidazione perché è un mistero davvero e le cose non si possono schematizzare troppo senza rischiare di lasciar fuori i diversi approcci possibili. Dio è infinito, immenso e fantasioso in tutto: non sta dentro i nostri schemi. Indico perciò questi tre riferimenti come implicazioni vitali che si riprendono, si raccolgono, si stimolano, si arricchiscono e si fecondano a vicenda, come percorrendo una spirale. Soltanto per esigenza di logica le descriviamo uno alla volta:

- prima c’è la comunità nella quali nasci,
– poi la Parola/Eucarestia che è Gesù,
– da ultimo la cultura/storia dove Dio si è rivelato … (perché Dio – lo dice Lui – ha squarciato le nubi ed è entrato nella storia!).

Ma poiché si tratta di un circolo, ci accorgiamo poi che il tornare alla comunità è ancora opera dello Spirito: Egli, raccogliendo le ricchezze della Parola/ Eucarestia e della cultura/storia, produce un frutto esistenziale nuovo, un’ermeneutica, cioè un’esperienza o una conoscenza vitale tutta diversa, che nel solo pensiero non si sarebbe potuta acquisire.
Bisogna allora implicarsi profondamente nella vita, se vogliamo progredire in questo cammino. Solo così dopo un anno, due, tre di vita religiosa, e poi ancora più avanti, la monaca riscopre cos’è la comunità da cui è stata generata e riscopre di nuovo anche Cristo e il Mistero eucaristico. Perché la comunità non sta in piedi senza Eucaristia. Non intendo qui l’Eucaristia che resta nel tabernacolo, ma quella che celebriamo, quella che fa dire al Signore: “Ripetete questo in mia memoria”.
Quella Eucaristia che trasforma la storia, che fa nuovo l’incontro con gli altri, che produce rigenerazione nella comunità dei fratelli. Questa è opera dello Spirito, della presenza di Gesù che continua tra noi: è l’Amore del Padre e del Figlio, consegnato a noi perché sia fecondo.

 

Siamo accompagnati dallo Spirito…

 

Questa ricerca-ascolto della Parola è un cammino di libertà: con il dono della nostra vita con-creiamo (creiamo insieme con lo Spirito) una storia nuova di libertà. Gesù infatti ci ha già rivelato tutto quello che il Padre è. Storicamente, però, è lo Spirito che ci rivelerà la Verità tutta intera, man mano che camminiamo nella storia.
È Lui infatti che suggerisce cosa dire (nei tribunali, in comunità, ai fratelli, nella storia… cfr. Lc 12,11-12). È Lui che ci consola dell’orfanità in cui Gesù ci ha lasciato con la sua dipartita: quando ci sembra di non saper più dove andare, cosa mangiare, cosa dire… lo Spirito è vivo. È lo Spirito di Gesù. È l’amore che ci accompagna.
Noi crediamo poco nello Spirito perché crediamo più in un Dio ‘monoblocco’ che in un Dio trinitario. Un Dio trinitario significa dialogo: il dialogo tra il Padre e il Figlio si chiama Spirito Santo, cioè Amore. Proprio il dialogo però fa paura, perché ci tira fuori dal nostro nido, dalle nostre sicurezze, dalla nostra legge che appena codificata è già superata. Eppure è così che la realtà si trasforma. Nell’interazione reciproca di Spirito e storia.

 

…a modificarci nella nostra carne

 

Per esprimere in qualche modo l’opera dello Spirito io uso dire così. L’uomo è, almeno per il 98%, struttura necessaria, necessitante, biopsicochimica. Le tre dimensioni fisica, biologica e psichica sono tutte compenetrate dalla legge di ‘necessità’ che ci compone secondo degli equilibri che hanno un obiettivo solo: la conservazione e l’esaltazione di sé stessi.
Il salto di qualità è avvenuto quando, all’interno della massa cerebrale di miliardi di possibili connubi (sinapsi) si è prodotta la ‘possibilità’: sul 98% di necessità, il 2% di possibilità. Tradotto nel nostro concreto quotidiano, ‘possibilità’ è che uno mi dà uno spintone anche involontariamente e io, invece di reagire e difendermi subito (secondo la legge di necessità), modifico tutti i miei muscoli e faccio un bel sorriso.
Questo è il vertice della piccolissima possibilità che abbiamo: la legge di necessità può essere interrotta. Questa interruzione, ovvero la ‘possibilità’ che si introduce nel mondo della ‘necessità’ è lo Spirito. Ma allora lo spirito è prodotto solo nella carne!
Questo avviene in tanti modi: nella poesia, nell’arte, nell’amore… Avviene tutte le volte che si va contro l’istinto di dare una risposta mimetica, ripetitiva – dente per dente, occhio per occhio, ferita per ferita, odio per odio…
Lo Spirito suggerisce la risposta creativa. Lo Spirito è ciò che non è la conseguenza delle cose che c’erano prima: è un’invenzione, una piccola creazione. Se ci si abitua a farlo ci si prende gusto.
Questo è anche il senso dell’Incarnazione: il Vangelo suggerisce continuamente il rovesciamento della legge di necessità. Tutte le beatitudini sono un inventare risposte nuove, creative, ad una storia di necessità: non invitare a cena chi ti invita e non odiare chi ti maledice…
Gesù ci ha insegnato che con il suo Spirito possiamo inventare una risposta eversiva, imprevista dalla natura, che è l’amore. Anche quando l’odio ti opprime.
Si può fare anche per motivi diversi dall’amore – è vero. Ma in genere finiscono tutti per inacidirci (magari in altri settori della nostra umanità) e l’altro prima o poi comunque ce ne ripaga. Infatti, tutto ciò che è represso e non è per amore, il meccanismo umano lo fa ricomparire: le reazioni umane si possono sì modificare, ma mai sopprimere, perché sono vitali.

 

Giuliano Bettati

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Giuliano e Renato

Giuliano e Renato